Riforma del lavoro, un esempio di ingovernabilità del nostro Paese – di Antonio Gabriele Fucilone

Nel novembre scorso, il presidente Berlusconi si era dimesso per senso di responsabilità e perché l’Italia si era dimostrata ingovernabile, e ci si era affidati a tecnici del professor Mario Monti, per fare delle importanti riforme. Oggi, che c’è questo governo tecnico, ci sono gli stessi problemi precedenti. Il paradigma di ciò è la riforma del mercato del lavoro. L’attuale Ministro del Welfare Elsa Fornero ha gli stessi problemi che aveva il suo predecessore Maurizio Sacconi. Ogni volta che si toccano temi sensibili, come ad esempio l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ecco che scoppia la bagarre. I sindacati iniziano a porre veti e minacciano scioperi e destra e a manca. Intanto, i problemi del nostro Paese rimangono. Molti giovani continuano a non entrare nel mondo del lavoro, le aziende non riescono a produrre e ci sono lavoratori ipertutelati ed altri senza tutele, anche a causa di questo articolo 18 che in questo contesto non funziona più. Dal canto loro, i sindacati muovono lo spettro dei licenziamenti facili.

Ora, mi permetto di fare una considerazione e forse diventerò impopolare. La faccio con un esempio pratico. Un’azienda ha alle sue dipendenze cento persone ed è in crisi. Per mantenere la propria attività deve licenziare dieci dipendenti. Ora, sarebbe sensato che l’imprenditore mandi in cassa integrazione questi dieci dipendenti, per mantenere gli altri novanta. Con il clima attuale, di fronte ad una cosa del genere, i sindacati iniziano a fare scioperi e rimostranze di vario tipo. Purtroppo, esistono molte situazioni simili nella realtà ed io ne ho viste. Spesso e volentieri, anziché venire incontro all’azienda, i sindacati si mettono di traverso, rischiando di fare chiudere l’azienda stessa. E’ vero che chi ha perso il lavoro debba essere aiutato, ma non si può non tenere conto delle esigenze delle aziende, che qui in Italia sono prevalentemente piccole. Purtroppo, qui in Italia ogni categoria è arroccata sul proprio privilegio e non viene incontro agli altri. Manca il senso di responsabilità comune. Per questo, il presidente Berlusconi aveva ragione a definire "ingovernabile" questo Paese.

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