Ridurre numero e stipendi parlamentari, la vera riforma – di Ricky Filosa

Si fa un gran parlare di riforme, in questa campagna elettorale in vista delle elezioni europee di fine maggio. Di fatto si discute più di riforme che di Europa, come se gli equilibri di forza tra i vari partiti si misurassero sulle questioni interne più che sui temi europei. E forse è davvero così. Agli italiani dell’Europa non gliene frega più di tanto. Qualche partito tenta la scalata attaccando l’euro, che in effetti è risultato un freno più che un’opportunità, ma alla fine nessun elettore di buonsenso vuole correre il rischio di ritornare alla lira e alle sue continue svalutazioni.

A dirla tutta, credo che agli italiani non importi più di tanto nemmeno la riforma del Senato o quella delle legge elettorale. A loro più di ogni altra cosa interessa il lavoro, il superamento della precarietà, la crescita delle imprese.

C’è tuttavia qualcosa che il governo potrebbe fare subito, dando ai cittadini una parvenza di presa di coscienza: ridurre il numero dei parlamentari, soprattutto dei senatori, cariatidi più o meno inutili, facendo tabula rasa dei vecchi privilegi e risparmiando sulle spese di Palazzo Madama, che potrebbe pure essere meglio usato come museo.

Basta farsi un giro sui social network o nelle piazze, nei bar delle nostre città, per capire quanto gli italiani non riescano proprio a digerire il fatto che a deputati e senatori (tra i quali figurano personaggi patetici che i cittadini disprezzano) vengano ancora assegnati lauti stipendi e notevoli privilegi in cambio di due o tre giorni di lavoro, se così si può chiamare, alla settimana.

La gente è stanca di ingiustizie e di soprusi: perfino il Movimento 5 Stelle, che in nome della "democrazia della Rete" ha mandato in parlamento persone senza esperienza con sessanta voti di preferenze, alla fine ha dovuto fare i conti con chi è rimasto irretito nella tela del privilegio. I parlamentari ricevono i soldi di ogni italiano che paghi le tasse e foraggiare una classe politica inconcludente, litigiosa, vanesia e costosa è un modo di infierire su chi già soffre della crisi economica.

Conclusione? Renzi faccia le cose per bene e dia al Paese questo segnale importante: deputati e senatori guadagnino il giusto e soprattutto siano più presenti e impegnati in Parlamento. Servirebbe anche per tappare la bocca a quei partiti che hanno costruito la propria forza imprecando contro la casta. Se il premier riuscirà a fare in modo che la classe politica non sia più considerata parassitaria, avrà dato un esempio di buongoverno e avrà vinto la sua sfida per l’Italia. L’Europa verrà dopo.

Twitter @rickyfilosa

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