Ricostruire a destra – di Marco Zacchera

Credo che le prossime elezioni europee si decideranno a destra su un elemento importante, incerto e di minimo scarto: Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale riuscirà o meno a superare il 4%, soglia minima per essere rappresentati in Europa? I sondaggi prevedono più o meno esattamente questo risultato per FdI-AN e quindi ogni voto conta visto che il risultato positivo o negativo rischia di essere incerto.

Perché – secondo me – è importante superare la soglia? Perché se questo partito (raddoppiando comunque i voti dell’anno scorso) riuscirà a diventare un punto di riferimento aggregante si potrà pensare a ricostruire qualcosa, se fallirà la diaspora sarà ancora più irreversibile.

Sono sempre più convinto che a questo nostro amato quanto squinternato paese serva infatti una destra seria, democratica, moderna, che abbia senso dello Stato e della Nazione, un “Partito degli Italiani” che privilegi veramente l’interesse comune e non quello individuale.

Una destra che esprima correttezza amministrativa ed onestà e che quindi non partecipi più ai pateracchi affaristici che ci hanno distrutti sapendo e volendo stare lontano da corrotti e corruttori che – ammettiamolo – purtroppo si sono visti girare anche da noi.

Una destra che crei selezione e non appiattimento, dove si vada avanti per merito e non per raccomandazioni. Una destra aperta alle necessità sociali e alla solidarietà concreta, ma che al di fuori delle emergenze difenda e tuteli prima di tutto gli italiani in Italia ed all’estero, che anteponga quindi le necessità dei cittadini italiani alle orde che arrivano attraverso le maglie troppe larghe di una immigrazione selvaggia figlia di norme ipocrite, demagogiche e confuse.

Certo che guardo con rimpianto al recente passato, anche perché – quando fondammo Alleanza Nazionale – per me era concretizzarsi l’orgoglio della diversità, il far politica sulle ali dell’entusiasmo e dell’impegno. Vorrei quindi anche oggi, nuovamente, una destra visibile, chiara, aperta nella testa e non chiusa nella nostalgia, capace di discutere con la sinistra con competenza e senza remore culturali. Sono utopie? Può darsi, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

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