Riccardi contribuisca a cambiare l’aria della politica – di Roberto Pepe

Non mi è chiara una cosa. Preambolo: il precedente governo – obbligato, ovviamente, dalle circostanze contingenti – si è auto-dimesso, senza dover mettere in crisi (anche emozionale) il Parlamento italiano e l’Italia tutta, attraverso votazioni laceranti di sfiducia-fiducia, per far spazio ad una crema di personaggi condivisi da quasi tutto l’arco politico,  e qualcuno di questi stessi Signori, scesi da un limbo extra terrestre – dei ex machina – (non votati dal popolo), si arroga il diritto di affermare che si sente nauseato da questi stessi politici, sol perché, qualcuno dei suoi sostenitori non partecipa ad una riunione, subodorando tranelli ed inciuci di “altri” politici con “altri” super-tecnici”?

Questo significa, da parte governativa, essere veramente impreparati e non aver capito assolutamente niente dei vari meccanismi democratici che sono fatti di pre-accordi, dialoghi ed  accordi. Se il Sig. Riccardi crede di stare a gestire la parrocchietta che si è costruito, facendo il super-partes solo a parole, con intenti, con declamazioni buoniste e recite oratorie retoriche, si sbaglia di grosso. Egli non è il superuomo (sia Übermensch, che Superman) che è “fuori” della politica, ma egli “è” la stessa politica fatta uomo, perché il termine: “politica” non ha significato se non è materializzato da un essere vivente “uomo” che produca politica, conciliando diverse posizioni alla ricerca della migliore soluzione. In pratica per scendere dalla filosofia fin a livelli molto bassi di rappresentazione, il Signor Ministro si “deve” sporcare le mani anche lui con la “cacca” politica. Il bravo tecnico rigeneratosi politico, infatti, non è quello che si ottura il naso ed inveisce – come quei poveri cittadini che, loro sì,  hanno il diritto di schifarsi – nell’affibbiare agli altri colleghi politici strani fetori nauseabondi, ma è colui il quale, in silenzio, molto in silenzio, apre le finestre e fa circolare aria nuova “egli  stesso”.

Ma si sa, l’Italia ha bisogno da sempre del Masaniello di turno che impersonifichi la reazione popolare, il mugugno alla ricerca della giustizia sociale. Succede come a teatro: quando il comico non riesce a far ridere il pubblico, spara una parolaccia contro il tal politico rappresentante di una certa area politica e tutti applaudono inebetiti: “contenti e cojonati”, dicono a Roma.

Lo vedi – diceva Petrolini – quando il pubblico s’abbitua ad applaudì, puro se nun fai gnente, t’applaue sempre, guarda: “E renderò Roma più grande e più bella che pria,…” (il pubblico applaude) “Pria!” (il pubblico applaude di nuovo) “Lo vedi?!”.

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