“Renzi maschilista”, la rivolta delle donne Pd

“Eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Adesso, quanto a rappresentanza femminile, staremo al 30-32 per cento degli eletti, battuti dai Cinquestelle e persino dalla destra”

Francesca Puglisi, ex senatrice Pd

Le donne del Pd sono in rivolta, l’accusa a Renzi: “maschilista”

“Eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Adesso, quanto a rappresentanza femminile, staremo al 30-32 per cento degli eletti, battuti dai Cinquestelle e persino dalla destra”

Francesca Puglisi, ex senatrice Pd, con altre 500 donne del Partito Democratico ha firmato il documento TowandaDem per rivendicare la parità di genere nel partito. Intervistata dal Corriere della Sera, spiega: “Eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Adesso, quanto a rappresentanza femminile, staremo al 30-32 per cento degli eletti, battuti dai Cinquestelle e persino dalla destra. Abbagliate dalle capolista del primo governo ci siamo fidate. Male: con questa legge elettorale le pluricandidature femminili hanno solo favorito l’elezione degli uomini” mentre “nel M5S, con lo stesso sistema, le donne sono al 47%”.

Ma con chi ce l’ha Puglisi, in particolare? Con Matteo Renzi, naturalmente, e con tutto il gruppo dirigente, “il Partito democratico si è risvegliato maschilista, sì”.

Intervistata da Repubblica, poi, spiega che il documento è stato deciso “durante una riunione di ex senatrici dell’Emilia, Umbria e Veneto che si è tenuto a Bologna nei giorni scorsi. Il Pd ha portato in Parlamento meno donne di M5s e Forza Italia, volevamo denunciare la cosa: in 24 ore, grazie a whatsapp, abbiamo raccolto 500 firme, da Bressanone a Siracusa”.

“Non è una battaglia personale. È una questione politica e culturale. Renzi si è dimenticato che nel 2014 arrivammo al 40% grazie alle donne capolista, stavolta sono prevalsi criteri di fedeltà rispetto al merito e al radicamento sul territorio. Questi criteri sono stati perfettamente capiti dalle nostre elettrici, che infatti ci hanno abbandonato”. Forte la “crisi di identità del Pd”, per questo, sostiene, “ci votano soprattutto ai Parioli a Roma o sui colli a Bologna. Un partito che non ha saputo dare una visione al Paese in cui credere combattendo le disuguaglianze”.