Renzi, locomotiva o boy-scout macchinista? – di Carlo Di Stanislao

Secondo l’ISTAT oltre un milione di famiglie italiane è senza reddito da lavoro, con circa la metà composta da coppie con figli, mentre 213 mila sono con un solo genitore. Intanto oggi approda alla Camera il decreto sul lavoro, in un clima di forte tensione fra le forze politiche, con Ncd e Scelta civica che annunciano dissensi ed il governo che non esclude di ricorrere ancora alla fiducia, mentre Cicchitto dice che così com’è il documento non riceverà il voto di Forza Italia.

A difendere il decreto, che secondo il governo va convertito in legge entro il 19 maggio e deve ancora passare per il Senato, è il ministro Padoan, che dice che: “Accelera il beneficio in termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando” e assicura: “le coperture per gli ammortizzatori sociali si trovano”.

A creare frizioni fra Renzi ed il partito di Alfano, principale alleato del governo, le modifiche apportate al testo in commissione Lavoro lo scorso venerdì, che, secondo Ncd, irrigidiscono i vincoli a carico delle imprese a scapito della flessibilità di uscita che era alla base del decreto varato da Palazzo Chigi, sicché oggi in un tweet, l’ex presidente della Regione Lombardia Pdl, oggi senatore Ncd, Roberto Formigoni, ha scritto: “Repetita juvant: il provvedimento sul lavoro presentato alla Camera con gli emendamenti del Pd è invotabile, la fiducia Ncd non la vota!”.

Le modifiche più contestate del nuovo testo sono la riduzione delle proroghe consentite per i contratti a tempo in 36 mesi, che passano da 8 a 5, e l’obbligo per le imprese con oltre 30 dipendenti di assumere il 20% degli apprendisti.

Gli altri emendamenti riguardano la conferma e l’ampliamento del diritto di precedenza per i lavoratori e lavoratrici in maternità con contratto a termine nelle future assunzioni a tempo indeterminato con la stessa mansione.

Le elezioni europee sono alle porte e i riposizionamenti per rassicurare i diversi elettorati sono comprensibili: in una condizione di empasse preelettorale, il governo quasi certamente sarà costretto a chiedere la fiducia.

Dopo i dati sulla disoccupazione dell’Istat, il responsabile Welfare del Pd Davide Faraone dichiara: “bisogna fare in fretta” perché la situazione è “allarmante”, e dello stesso avviso è Renzi, che ha spiegato, a chi ha avuto modo di parlargli, che non e’ il momento di agitare bandierine, ma di intervenire con rapidità per condurre in porto i provvedimenti.

Dunque, la questione lavoro non sta nel numero di rinnovi dei contratti a termine indicati nel decreto (erano otto, sono diventati cinque dopo le modifiche promosse dal Pd in commissione), bensì nell’intervento complessivo disegnato dal governo anche con la legge delega.

Ma nonostante i pareri contrari di Ncd, Scelta Civica e FI, Renzi non perde la sua tranquillità. E dice: "Avanti come un treno sulla via del cambiamento", confidando ai suoi di avvertire un clima positivo, un incentivo a proseguire, confermato anche dal bagno di folla di domenica, quando e’ andato a Firenze per la messa e per lo spettacolo dello ‘scoppio del carro’, unica uscita della Pasqua in famiglia a Pontassieve.

E non pago, già nei prossimi giorni Renzi promette di concentrarsi sul dossier della pubblica amministrazione, da chiudere come promesso entro aprile, con una riforma che aprirà la via alla novità per cui i cittadini avranno un’identità digitale e un pin per dialogare con la burocrazia, mentre non vi sarà alcun atteggiamento vessatorio nei confronti degli impiegati pubblici, perché, dicono da Palazzo Chigi, l’intento è di eliminare inefficienze e sacche di privilegio.

Mentre Renzi non arresta la sua locomotiva, lungo i binari sorgono sempre nuovi ostacoli, con Brunetta ed il Movimento 5 Stelle che rispolverano un articolo dell’Economist del primo marzo, per supportare la loro convinzione che quelle del governo siano solo parole.

Dalla parte di Renzi, invece, si replica che il decreto per il taglio dell’Irpef, il cui testo dovrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale, è un provvedimento concreto che mette in difficoltà tutti gli avversari politici e che darà respiro all’industria e ai lavoratori.

E non è finita. In settimana è in agenda anche il tema dell’utilizzo dei fondi europei, di cui il sottosegretario Graziano Delrio andrà a discutere il 24 aprile ad Atene, con un orientamento, già emerso verso metà del mese, che essi non debbono essere distribuiti a pioggia e non devono servire per fare favori agli amici, debbono servire all’Italia e non all’italietta, perché sono una parte importante del nostro futuro.

Due settimane fa, Renzi, aveva parlato chiaro e, a proposito del piano per la politica agricola dei prossimi sei anni, che sarà presentato il 15 maggio, ha ricordato che ci sono 52 miliardi di fondi europei in questo settore e, pertanto, questi fondi ”non possono essere ostaggio di associazioni di categoria di strutture burocratiche, dei sempre soliti noti che prendono sempre i soliti soldi”. Aggiungendo: “è  fondamentale che il Pd faccia la sua parte, che accompagni il governo, e non stia solo nei palazzi del potere spiegando che e’ ora di finirla con i fondi europei a pioggia per singole iniziative che fanno contenti il singolo assessore il dirigente, l’amico o il formatore”.

Tutto questo il premier lo ha detto a Torino, in apertura della campagna del centrosinistra per le Europee, presentando il candidato Chiamparino, che, ha detto, è tornato in politica e nel Pd grazie a lui.

Chi invece giudica Renzi un apprendista stregone pericoloso ed afferma che, a prescindere che le sue siano riforme giuste o meno, siamo nelle mani di uno che sta infilando e rimestando in una pentolaccia ogni ingrediente afferra-consensi, di tutto e il contrario di tutto, preparandosi, evidentemente, a constatare che la sua ricetta non funziona (per colpa altrui) per tornare alle elezioni e – complice la crisi berlusconiana – arraffare il massimo dei voti. Naturalmente dopo aver presenziato al semestre italico di presidenza dell’Ue tanto per bearsi qua e là di una notorietà internazionale e una ulteriore sovraesposizione mediatica.

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