Renzi e il bonus della discordia – di Margherita Genovese

Per primi arrivano Grillo e Berlusconi: l’uno scrive sul suo blog che gli 80 euro sono solo un’illusione, l’altro fa scrivere sul suo giornale che sono un trucco e nascondono nuove tasse; tanti altri si preparano all’inseguimento, dalla Lega di Salvini a Fratelli d’Italia fino ai partiti dello zero virgola. Hanno paura.

Perchè Renzi ha spiazzato tutti: ha capito che la tanto decantata scalata di Silvio alle ultime elezioni non era dovuta alla spolverata della poltrona di Travaglio, ma ben più concretamente alla trovata della cancellazione dell’Imu. Il popolo non è così bue come lo si dipinge. Soffocato da mille balzelli, respira già meglio se gliene tolgono anche uno solo. Renzi ha visto giusto.

E così la vittoria alle Europee sarà in mano a quei dieci milioni di italiani che vedranno evidenziato sul cedolino di maggio il bonus in questione, più consistente di quello che l’onesto Enrico Letta aveva tentato di offrire senza ricorrere ad alchimie contabili.

Bisogna far presto però: nessun ritardo, nessun ripensamento, avanti come un treno. E il 25 maggio si raccoglieranno i frutti dell’idea vincente, alla faccia di Berlusconi e di Grillo.

Altro che Europa: ci siamo abituati a guardare nel nostro giardino, consapevoli che anche il poco che arriva può servire a dare speranza. Se poi accanto al bonus vedremo che i privilegi dei soliti noti, magistrati in primis, cominciano a passare sotto la scure del governo, ci sentiremo più soddisfatti. Non sarà redistribuzione, ma non speravamo tanto.

Ci basterebbe che veramente si cambiasse verso, e che il denaro fosse frutto di lavoro e non di rendita. Potremmo dare l’esempio e mandare un messaggio all’Europa, e magari anche all’inflessibile Merkel. Ci sembra di ricordare che qualcuno  nella tragica Germania del secolo scorso cercasse "lavoratori utili" da impiegare nei campi e inneggiasse beffardo al "lavoro che rende liberi". Il lavoro degli altri, naturalmente. Lavoro da schiavi.

La nuova Europa, unita nel desiderio di pace, può veramente rivoltare le zolle di quel pensiero satanico e liberarsi dell’erba cattiva seminando la pianta della vera libertà, che significa dignità e ricerca personale della felicità.

Potremo ritornare ad essere pionieri della civiltà, abbattendo il vecchio capitalismo sfruttatore dei deboli che ancora resiste in tanti Paesi, dalla Cina all’India, dal Brasile all’Africa intera. Lavorare per produrre progresso, per migliorare l’individuo e i popoli.

Un  Nuovo Mondo è possibile, robotizzato e umanizzato al tempo stesso: si globalizzi il pensiero illuminato e il mercato unico diventi scambio di idee e proliferare di brevetti. Per provare a cancellare la biblica condanna alla fatica e al sudore e sperimentare un po’ di paradiso già sulla terra.

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