Referendum, voterò No (ma non ho letto la riforma) – di Armando Tavano

Referendum costituzionale in arrivo. Si terrà in autunno. Probabilmente a novembre. La data non c’è ancora, ma ormai il dibattito è iniziato già da tempo e tutti si stanno schierando e si preparano ad apporre la fatidica crocetta che, si sostiene, in caso di esito positivo per il Sì cambierebbe in meglio i nostri destini.

I cambiamenti sono sempre delle avventure, non è facile prevederne le conseguenze. Comunque la parola "cambio" continua ad avere un suo fascino anche quando affrontare il relativo rischio non sarebbe a ragion veduta giustificato. Ma andiamo per parti: esiste una legge approvata dal parlamento che modifica la costituzione. Ognuno di noi la dovrebbe studiare attentamente e successivamente decidere se approvarla oppure se bocciarla all’imminente referendum. Ecco, vi dico subito che non l’ho letta… e che voterò NO.

Non l’ho letta perché l’esperienza insegna che prima di entrare nel dettaglio delle proposte di qualunque natura, quindi anche di una modifica costituzionale, vada esaminata l’attendibilità di chi l’ha redatta e di chi l’ha presentata. Da questo punto di vista ci troviamo di fronte a un disegno di legge che cade dall’alto, compare sulla scrivania del premier, il quale, dopo, si adopera per farla approvare dalle due camere del parlamento. Ormai da sei anni a questa parte questa è la prassi: i legislatori approvano, non legiferano più. E se non approvano c’è lo spettro della "fiducia" e delle elezioni anticipate con conseguente perdita del vitalizio della maggior parte dei legislatori.

I disegni di legge sono in pratica "tavole della legge" come quelle consegnate a Mosè sul monte Sinai. Merito tutto di Mario Monti che consolidò il suo governo "tecnico", garantendone la durata fino alla fine della legislatura con l’estensione del requisito per il vitalizio dei parlamentari a cinque anni. La modifica costituzionale proviene dalla regia dei governi della dinastia Monti, Letta, Renzi: l’autore è inaffidabile! Dietro il testo ci sono gli abili professionisti dell’inganno, prestigiatori abituati a barare sempre per raggiungere il loro scopo e che degli interessi degli italiani se ne infischiano. Difficile non cadere nelle loro trappole. La modifica costituzionale non è quindi degna nemmeno di una lettura e va semplicemente respinta.

Agli occhi dei sostenitori del SÌ siamo in presenza di un’occasione unica da non perdere, quasi un dono. Quasi come il dono che gli Achei lasciarono a pochi passi da Troia prima di ritirarsi, facendo finta di cessare ogni belligeranza. Ecco un’altra buona regola: non si devono accettare i doni dei nemici. Sì, perché i governi tecnici a partire dal governo Monti si sono dimostrati ostili al popolo italiano. Hanno affossato l’economia italiana che ci ha rimesso un’elevata percentuale della sua struttura industriale, hanno aumentato esponenzialmente la disoccupazione, il debito pubblico nonostante tutte le privatizzazioni continua a incrementarsi e ora dulcis in fundo favoriscono anche spudoratamente un’invasione di centinaia di migliaia di sedicenti profughi ai quali danno un insolito trattamento di favore senza badare a spese che contrasta con quello assai meschino riservato agli stessi cittadini italiani. Tra di loro ci sono ovviamente dei terroristi e questi metteranno a ferro e fuoco le nostre città e ci sono anche tanti incivili che non rispettano minimamente le nostre regole di convivenza, fanatici di una religione non compatibile con la nostra, che ci vogliono anche imporre.

Un nemico che ci "dona" qualcosa, questa volta una modifica costituzionale! La storia si ripete e ci sono e ci saranno sempre le Cassandre e la gente "intelligente" dalle "larghe vedute"…

Si sostiene che questa modifica, con la riduzione del numero dei senatori, costituisca un risparmio allettante per le minori remunerazioni che comporta. E siamo alle solite! Il risparmio… Teniamo presente che il termine risparmio in politichese non ha lo stesso significato che si legge sul vocabolario italiano. il risparmio dei politici equivale a un disinvestimento da una parte per investire il ricavato generosamente, cioè aggiungendoci ancora qualcosa, da un’altra parte, magari lucrandoci pure su, per cui in definitiva non si ha un risparmio ma una maggiore spesa e un rimescolamento delle "carte" e delle posizione di potere. Non scompaiono ma soltanto cambiano i beneficiari di privilegi e sovvenzioni. Questo è il risparmio in politichese. E non potrebbe essere diversamente perché la politica è in primis movimento e distribuzione di fondi a favore di propri elettori e lobby.

Rifacendomi a un’espressione che sento abbastanza spesso direi che "nel pianeta risparmio non c’è vita", non vi troveremo in giro mai e poi mai dei politici!

Ogni giorno ci sono nuovi tagli della spesa pubblica per risparmiare, dicono, e privatizzazioni per abbattere il debito pubblico, eppure tutto va comunque a rotoli e il debito pubblico aumenta vertiginosamente. Ma siamo seri: l’Italia non può permettersi più i parlamentari che ha sempre avuto, persino quando era sommersa dalle macerie della seconda guerra mondiale? Dobbiamo snellire proprio ora la nostra struttura democratica? Dobbiamo togliere al popolo i senatori che da sempre sono stati i loro interlocutori regionali? E il tutto con carattere di urgenza!

Sono del parere che non solo non si debba ridurre il numero dei parlamentari ma che questi vadano messi nelle condizioni di tornare a legiferare e se del caso a far cadere governi, evitando di sottostare al ricatto della nuova dinastia degli "imposti", dei premier che governano sotto dettatura. Consapevole di essere controcorrente, sono anche convinto che l’immunità parlamentare debba essere ripristinata ai livelli precedenti "Mani pulite" in modo che i legislatori non debbano rispondere durante il loro mandato ad accuse di sorta provenienti dalla stampa faziosa e da una parte politicizzata della magistratura. I nostri parlamentari devono guadagnare bene, devono godere di un vitalizio anche se non finiscono la legislatura e soprattutto devono fare il loro lavoro che è quello di rappresentare i loro elettori e di legiferare nel loro interesse.

Vogliamo trovare delle risorse? E allora invece di rovistare tra gli emolumenti dei nostri parlamentari, cerchiamole dove queste ci sono, centinaia di miliardi, dove ce le hanno scippate, nella Banca d’Italia o Bankitalia SpA e magari per far questo chiediamo l’aiuto di Beppe Grillo che la sa lunga al riguardo…

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