Referendum, Tacconi (Pd) a ItaliaChiamaItalia: “Tra gli italiani all’estero per spiegare le ragioni del Sì”

“Anche chi vive oltre confine pensa sia giusto dare all’Italia un assetto meno burocratico e più efficiente". "I grillini? Personalmente, nei loro riguardi, ho ormai perso le speranze"

Alessio Tacconi, Pd

A meno di due mesi dalla data che potrebbe cambiare l’attuale assetto della politica italiana, ItaliachiamaItalia ha voluto ascoltare la voce dell’On. Alessio Tacconi (Pd), membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari e rappresentante del Comitato permanente Italiani nel Mondo.

Onorevole, lei è molto attivo sui social e sul territorio per promuovere il Sì al Referendum costituzionale. Qual è il riscontro da parte dei connazionali al momento?

Dopo aver votato questa riforma in Parlamento, mi sto attualmente occupando di promuoverne i contenuti, sia sui social che attraverso incontri sul territorio.

L’obiettivo è quello di discuterne con i connazionali, sia in Italia che all’estero. Sto riscontrando che molte persone sono attualmente impegnate nel cercare di capire le modifiche che questa riforma apporterà alla Costituzione stessa, altre invece, avendone già carpito la portata, sono pronte a votare Sì. Il riscontro dei nostri connazionali all’estero è sicuramente molto forte, trovo che l’interesse sia decisamente alto. E’ chiaro che quando c’è la possibilità di dare all’Italia – a partire dalle istituzioni centrali – un assetto meno burocratico e più efficiente, anche chi vive all’estero, veda questo cambiamento come un evento positivo.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha potuto riscontrare nello spiegare il contenuto della riforma?

Le maggiori difficoltà all’estero – come già riscontrato in altre occasioni – sono quelle di riuscire a raggiungere i connazionali spesso localizzati in aree geografiche dai confini molto ampi. Sia io, in Europa, che gli altri colleghi negli altri continenti, siamo impegnati nel raggiungere il più alto numero possibile di italiani all’estero. La nostra priorità in vista del Referendum è certamente proseguire con quest’opera informativa – naturalmente accompagnata da un efficiente campagna elettorale per il Sì – con l’obiettivo di coprire il maggior numero di aree possibili. Questo è quello che stiamo facendo. Personalmente ho già visitato molte città e molte altre saranno visitate nelle prossime settimane per dare maggiore risalto a questa riforma anche tra i nostri connazionali all’estero.

Ha dichiarato di aver già visitato diverse città e ha in programmazione ulteriori tappe. E’ in agenda un vero e proprio tour europeo?

Tacconi a GinevraAbbiamo già organizzato diverse iniziative in Svizzera e Germania, personalmente sono già stato a Zurigo, a Berna, a Basilea e la scorsa settimana in Danimarca, a Copenaghen. Qualche tempo fa ero a Liverpool. Molti appuntamenti sono in fase di perfezionamento in queste ore. E’ prevista una tappa a Monaco di Baviera il 10 Ottobre e una, l’11, a Madrid. E poi ancora con Varsavia, Atene e Nizza. Abbiamo poi in programma di tornare nel Regno Unito. Sono certo che le occasioni di confronto saranno ancora molte. Questa sera saremo a Ginevra e il 5 Novembre sarò a Lucerna. La nostra agenda è in fase di arricchimento e sarà presto completata. Naturalmente, il  modo migliore per informare i lettori sulla possibilità di prendere parte a queste iniziative rimangono i nostri profili social e ovviamente il sito www.bastaunsi.it nel quale è possibile trovare tutte le iniziative in programma, sia in Italia che all’estero.

Perché gli Italiani nel mondo dovrebbero votare Sì al Referendum?

Pubblico a GinevraMolte volte chi è all’estero percepisce un po’ più attentamente quello che succede in Italia. Tutti quanti abbiamo avuto modo negli ultimi decenni di lamentarci perché in Italia non funziona niente. L’impressione generale è che si organizzino molti interventi ma che questi si rivelino sempre troppo lontani dalle reali esigenze dei cittadini. Naturalmente, i tanti problemi del nostro paese, come l’eccesso di burocrazia o la disoccupazione giovanile, non possono essere risolti in un solo giorno, ma penso che questa riforma si collochi nella giusta direzione e miri realmente ad un riassetto delle istituzioni. L’esigenza è quella di venir in risposta ai molti dubbi e ai continui reclami dei cittadini. Credo che questa riforma rappresenti una grande possibilità per l’Italia di fare un passo avanti. Di dimostrare anche all’estero che il nostro Paese vuole essere più efficiente e che è in grado di rispondere attivamente e in tempi brevi alle esigenze dei suoi cittadini. Solo così potrà trasformarsi effettivamente in un paese più moderno, più europeo, più in linea con le esigenze di questi ultimi anni.

Renzi a Radio Anch’io ha dichiarato: “Il Referendum è sul futuro del paese non sul mio. D’Alema lo usa per rientrare in campo”. Il Pd è spaccato e la minoranza dem sembra essere il peggior nemico. Il partito del premier esiste ancora o sta perdendo pezzi?

Tacconi gruppoSi chiama Partito Democratico, dunque, come suggerisce il  nome, non c’è alcun problema nell’esprimere delle opinioni che possono essere sia in linea che non in linea rispetto a quelle del Segretario, della direzione o della maggioranza del partito. Bisogna però stare attenti a non trasformare l’appuntamento del 4 dicembre in un qualcosa di diverso come un congresso anticipato all’interno del partito (che invece è già previsto e sarà nell’autunno del 2017) oppure – ancor peggio – in un’occasione di vendetta o di rivalsa rispetto a quanto può essere successo nel passato. Nel momento in cui non vi sia il tentativo di trasformarlo in qualcosa di diverso, ben vengano le posizioni differenti. Quel che è certo è che alcune delle affermazioni che abbiamo sentito in questi giorni fanno pensare che le tensioni non si riferiscano solo ad un Sì o ad un No rispetto alla riforma costituzionale. Sembra piuttosto in corso il tentativo di avvicinarsi ad un “regolamento di conti” interni e questo non va bene.

Lei è stato eletto con il M5S; cosa pensa di Virginia Raggi a Roma?

Non conosco Virginia Raggi, ma certamente credo che lei abbia ricevuto da parte dei cittadini romani un mandato ben chiaro e molto deciso. Siamo tutti in attesa di vedere quali risultati politici potranno giungere dal gruppo. In questi primi mesi, di certo, non abbiamo assistito a quel famoso cambio di passo che tutti quanti attendevamo. Molte volte anzi, sembra si sia retrocessi verso le già travagliate esperienze delle amministrazioni precedenti.

Anche Pizzarotti, sindaco di Parma, ha detto addio al M5S. Crede che il movimento grillino sia a rischio implosione o che si tratti di un normale rallentamento legato alla poca esperienza politica?

Guardi, penso ci siano diverse difficoltà all’interno del movimento, molte delle quali sono state già espresse anche dallo stesso Pizzarotti. Di certo, nel gruppo, si sente la mancanza di una classe dirigente. Lo slogan “Uno vale uno” – ovvero il normale cittadino che diventa sindaco – va bene, ma nel momento in cui lo stesso vanti una certa preparazione o una valida esperienza pregressa, altrimenti si rischia di incorrere nel caso Virginia Raggi. Mi M5S, no grazieauguro che il M5S si impegni a realizzare delle politiche – anche diverse rispetto a quelle che sta portando avanti il governo attuale – ma che guardino realmente al futuro. Al momento, mi sembra ci sia solo un attacco incondizionato a qualsiasi forza di corrente diversa, quando in realtà, l’esperienza della Raggi dimostra che una volta raggiunto il vertice dell’amministrazione non si è poi in grado di esprimere una politica vincente. Meno parole e più fatti. Personalmente, nei loro riguardi, ho ormai perso le speranze.

Di pochi giorni fa i dati relativi all’ultimo rapporto Migrantes che ha visto espatriare nel solo anno 2015 circa 107mila italiani, di cui un terzo sono giovani. Germania e Inghilterra le mete preferite. L’Italia sta vivendo un’emorragia di talenti?

Sicuramente è un fenomeno importante che non possiamo sottovalutare, ma non ho paura di questi 107mila italiani che decidono di partire per l’estero. L’Unione Europea stessa è impegnata ormai da più di 20 anni – grazie a progetti come l’Erasmus – a favorire la libera circolazione dei giovani. E’ chiaro dunque che non dobbiamo temere che i giovani (o perché no, anche che i meno giovani vadano all’estero), dobbiamo invece avere paura perchè in questo momento non c’è un altrettanto fenomeno sociale che spinga il resto del mondo a venire nel nostro Paese. Non c’è un talento americano, inglese, tedesco o  francese che scelga  oggi di venire in Italia.  Questo perché qui, attualmente, non ci sono le condizioni per studiare e fare ricerca.  Invece dobbiamo schiacciare l’acceleratore affinchè questo avvenga. E’ necessario per la sopravvivenza del nostro Paese stimolare una circolazione di talenti al fine di garantire una crescita globale e non soltanto unidirezionale.