Referendum, profumo di rinvio. Cui prodest?

Penso che sarebbe bene rispettare la data del 4 dicembre: un chiarimento sarebbe utile, qualunque sia il verdetto, a snellire i tempi e i modi della politica italiana

Se il voto per il referendum sarà rinviato, di fronte alle tante contestazioni e ricorsi giudiziari, chi ne trarrà giovamento? L’uomo solo al comando, Matteo Renzi. Che di fronte alla probabile valanga di no, avrà la possibilità di continuare a restare sulla poltronissima di palazzo Chigi. Del resto anche Andreotti diceva che è meglio tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia.

Ammetto che l’ultima iniziativa, quella di Valerio Onida, oggi ottantenne, in passato giudice costituzionalista e presidente della Consulta, è piena di buonsenso: il quesito referendario è sbagliato, la legge è troppo ampia, le domande numerose e devianti. Non si è mai visto un referendum proposto in questa forma: che io ricordi, la domanda è sempre stata una sola, espressa spesso in modo ambiguo (dire sì volendo il no e viceversa), ma infinitamente più limpida di quella che si preannuncia oggi. Staremo a vedere.

Penso che sarebbe bene, nonostante queste considerazioni, rispettare la data del 4 dicembre: un chiarimento sarebbe utile, qualunque sia il verdetto, a snellire i tempi e i modi della politica italiana. Vi siete accorti che, con questa lunga e estenuante campagna, il governo non governa più? Possiamo permettercelo?