Referendum, “chi ha pagato la lettera di Renzi agli italiani all’estero?”

Parla Alfiero Grandi, Comitato per il No: “Azione giudiziaria? Stiamo cercando le prove, al momento non è ancora stata inviata nessuna lettera. Sarebbero 4 milioni di lettere con francobollo, che hanno un costo”

Il vice presidente del Comitato per il No al Referendum, Alfiero Grandi, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus.

Referendum come alibi. “Ci troviamo con una modifica della Costituzione e con un Parlamento la cui legittimità è stata messa in discussione dalla Consulta –ha affermato Grandi-. Dovrebbe agire come quando si cammina sulle uova, con grande prudenza e rispetto. Invece è partita una raffica, con la riforma costituzionale e quella elettorale, tutto ciò imposto senza tanti riguardi con il voto di questo Parlamento”.

“Il governo non può, chiedendo di modificare la Costituzione, coprire i suoi errori di linea politica, perché la verità è che questa riforma costituzionale è un grande alibi, cercare di dare la colpa alla Costituzione dei propri limiti non è accettabile”.

La lettera di Renzi agli italiani all’estero. “E’ un’autentica stranezza che un Presidente del Consiglio, capo del partito di maggioranza, che fa modifiche costituzionali e una legge elettorale per rafforzare se stesso, diventi anche il capo del Comitato del Sì. Nella sua lettera, da un lato ci sono tutte le foto dei suoi incontri con Capi di Stato stranieri, dall’altro c’è scritto sopra Comitato per il sì, con la firma del premier”.

“Questo modo di accentrare tutto in un’unica persona e voler debordare dai ruoli mi sembra una cosa inaccettabile. Azione giudiziaria? Stiamo cercando le prove, al momento non è ancora stata inviata nessuna lettera. Sarebbero 4 milioni di lettere con francobollo, che hanno un costo. Bisognerà capire chi ha pagato. Il Comitato per il sì ha detto che aveva 3 milioni per la campagna elettorale, il resto della campagna chi l’ha pagato? Ed è questa la domanda che poniamo”.

Maggioranza silenziosa. “Le opinioni personali del premeir a me non interessano – ha spiegato Grandi -, a me basterebbe che rispettasse le regole della distinzione tra incarico pubblico e persona privata. Sarebbe già un passo avanti”.