Referendum, basta un Sì? – di Emanuele Esposito

Quando la Corte Costituzionale ha dato parere favorevole al referendum sulla riforma voluta da Renzi, il premier fece una dichiarazione dal tono quasi apocalittico: se avessero vinto i no, lui e la Boschi avrebbero lasciato per sempre la politica. Con conseguenze, secondo loro, drammatiche per il Paese. Sono bastate poche settimane per fare cambiare direzione sul tema: quelle dichiarazioni non portavano bene a lui, ma soprattutto al suo governo, ed ecco la marcia indietro. Non si deve personalizzare questo referendum, ma bisogna parlare dei contenuti. E di contenuti a questa riforma ce ne sono anche troppi, da discutere.

Chi dice che questa riforma semplifica la vita del governo centrale dice il falso, perché con il Senato ancora in piedi è stato calcolato che i passaggi parlamentari, se prima erano tre, passeranno a dieci, alla faccia della semplificazione. Si prevede poi una riduzione di costi del Senato solo di  50 milioni di euro, che possono essere qualcosa ma sono pochi rispetto a quello che si poteva fare, magari riducendo a tutti i parlamentari lo stipendio, magari eliminando la diaria. Chi sostiene le ragioni del Sì mi deve spiegare come fa un sindaco ad occuparsi dell’amministrazione comunale e nello stesso tempo fare il senatore. Quale dei due ruoli trascurerà? Nessuno può fare il servitore di due padroni: odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. "Non potete servire Dio e la ricchezza".

E ancora: mi spiegate perchè per le iniziative popolari verrà  aumentato il numero delle firme? Un Paese che si definisce democratico deve garantire a tutti di partecipare alla vita politica e di cambiare leggi malfatte: questa riforma riduce la democrazia e aumenta il potere dittatoriale del governo centrale.

Passiamo all’Italicum: chi ottiene il 40% dei voti si becca un premio di maggioranza che vale il 54% della rappresentanza in Parlamento, 340 deputati su 630. Se il mio voto va al partito che non ottiene il 40%, risulterà solo mezzo; chi ha votato il partito che otterrà la maggioranza ha espresso un voto che vale 1.5. In democrazia un voto vale 1 e non risponde a calcoli matematici.

Oltre a questi punti di vista, aggiungo che la rappresentanza degli Italiani all’estero vedrà una riduzione di sei seggi; perchè allora non si sono ridotti i senatori nelle regioni a statuto speciale?

Mi meraviglia molto che il MAIE, che si erge a paladino dei diritti degli Italiani all’estero, possa appoggiare una riforma confusionaria come questa, che non solo riduce la rappresentanza di quasi 5 milioni di Italiani, ma dà più potere a un solo uomo.

Votare No vuol dire garantire la democrazia in Italia, garantire e prevenire ogni forma di protagonismo di sapore dittatoriale:  questa riforma non mi convince e, nonostante la mia buona volontà, non ne ho capito tutti gli articoli.

NESSUN COMMENTO

Comments