Reato di omicidio stradale? Le bacchette magiche non funzionano – di Vincenzo Donvito

E’ in auge in questo periodo la richiesta, anche con voci autorevoli, dell’istituzione del reato di omicidio stradale. Lo perorano persone che hanno avuto la disgrazia di un familiare o amico vittima di qualche scapestrato e incosciente automobilista, nonche’ politici avvezzi a cavalcare tutto cio’ che inasprisce le pene nel nostro ordinamento penale e – entrambi e non solo – illusi che credono nella bacchetta magica di una pena dura per scoraggiare le persone a farsi male e a fare male ad altri. In un periodo di de-carcerazione di diversi reati e la sostituzione di pene detentive con quelle pecuniarie, dovrebbe sembrare strano, ma il nostro Paese continua ad essere avvezzo a levate di scudi e di leggi basandosi piu’ sul basso ventre che sulla testa.

Noi crediamo che le leggi in merito ci siano e hanno bisogno solo di essere applicate. Certo, se queste pene fossero inasprite non ci sarebbe un danno diretto, ma ci preoccupa l’enormita’ del danno indiretto. Cioe’: con la pena inasprita, qualche animo agitato si calmerebbe e si illuderebbe; ma, al pari di quelli che vogliono la pena di morte per chi traffica in droghe illegali e lo stupro e la violenza su minori e i soggetti piu’ deboli, dovranno prendere atto che gli umani continuano imperterriti a far male agli altri: vuoi perche’ la posta in gioco e’ alta, vuoi perche’ la natura umana ha comunque queste caratteristiche cosiddette depravate.. nonostante le terribili pene.

Il danno indiretto, che pesa su tutta la comunita’, e’ quello dell’impegno e dei costi su una cosa inutile e la violenza che si farebbe alle nostre leggi costituzionali. Vediamo nello specifico.

La proposta in se’ non regge: sarebbe il caso – improbabile pur se gia’ previsto dalla legge – di chi, dopo essersi ubriacato o drogato, si mette volutamente al volante con l’intento di ammazzare qualcuno; trasformare la colpa (reato commesso ma non voluto) in dolo (reato che si e’ appositamente voluto commettere) e’ incostituzionale e viola i più elementari principi del diritto della tradizione giuridica occidentale: sorgerebbe una sorta di responsabilita’ oggettiva che contraddice i principi garantisti della Costituzione in materia penale.

A noi la sicurezza stradale ovviamente interessa, ma crediamo sia piu’ importante la prevenzione che la repressione (inutile e dannosa nel caso di specie). Certamente e’ prevenzione anche la paura della sanzione, ma solo molto limitatamente (quella in vigore, tra l’altro, ci sembra notevole). Siamo fanalino di coda in Europa in materia di controlli stradali, e non per l’assenza di norme severe.

Prevenzione, cioe’:

– maggior numero di forze di polizia per strada: gli automatismi -autovelox, fotored, telecamere varie- oggi sempre piu’ diffusi, non sono sufficienti, la presenza fisica dell’agente continua ad essere il miglior deterrente e una maggiore certezza di applicazione del codice. Inoltre, l’abuso  di questi automatismi da parte delle amministrazioni per fare cassa non e’ certo istruttivo e, quindi, non crea consapevolezza di un’amministrazione amica del cittadino che -di conseguenza- si ingegna sempre di piu’ per non “farsi fregare”.

– migliori infrastrutture e, soprattutto, migliore e continua manutenzione delle stesse. Roma e Firenze, per fare solo due esempi, sono un disastro per buche e manto stradale disastrato, una delle principali cause degli incidenti.

Certamente questo comporta una maggiore disponibilita’ economica sia dell’amministrazione nazionale che locale, mentre inasprire le pene no (in apparenza e all’inizio, ma con costi culturali giganteschi). Ma siamo sicuri che non valga la pena fare investimenti economici in merito, viste le disastrose ricadute economiche che il perdurare dell’attuale situazione provoca: sanita’ pubblica, spese e tempi individuali, mobilita’ pubblica e privata, etc?

*presidente Aduc/Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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