Rapina a Milano, arrestati 13 membri della banda

Pensavano di aver fatto il colpo perfetto. Gioielli per 9 milioni di euro senza torcere un capello a nessuno. Una rapina da professionisti nel cuore del quadrilatero della moda milanese, in via della Spiga, messa a segno il 5 febbraio 2011 alle 9 del mattino. Ma non avevano fatto i conti con gli investigatori della polizia, che oggi hanno eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti componenti della banda.

Si tratta di Guglielmo Fidanzati, di 54 anni (figlio di Gaetano, detto ‘Tanino’, boss gia’ condannato per mafia), dei fratelli Cesare e Giuseppe Rebuscini, di 48 e 59, di Pietro Giangregorio, di 54, Franco Fischer, 53, Angelo Palmisano, 48, (tutti accusati di associazione per delinquere, rapina aggravata, sequestro di persona e porto abusivo di armi); Aldo Tartaglia, di 79, Pasquale De Domenico, di 57, Giuseppe Aquilano, di 60, Romualdo Cerbasio, di 44, Luigi Molinaro Carida’, di 40 (accusati di ricettazione); Gennaro Di Pace, di 49 (di professione tassista, utilizzava l’auto per i pedinamenti approfittando dei permessi per l’area C; e’ accusato di porto d’armi); e infine Raffaele Jacente, di 51 anni. Quest’ultimo e’ il titolare della gioielleria ‘J&J’ di via Montenapoleone 23, accusato di favoreggiamento per aver avvertito Rebuscini delle indagini della polizia, dopo che gli agenti gli avevano chiesto di visionare i filmati delle telecamere di sicurezza della sua gioielleria nel tentativo di individuare i componenti della banda.

Poco prima delle 9 del 5 febbraio, i banditi erano entrati vestiti da vigili con il volto coperto da baffi e nasi finti; armati di pistole avevano immobilizzato i quattro dipendenti alle sedie, legando ai piedi del finto esplosivo. Per eliminare ogni tentativo di reazione di uno degli ostaggi, avevano mostrato la foto della moglie dicendogli: ‘Sappiamo dove abiti e ti facciamo saltare in aria la casa’. In mezz’ora svuotarono la gioielleria e cancellarono i video di sorveglianza, scappando in una via della Spiga deserta con gioielli per milioni di euro. Nessuna traccia, neppure un’impronta grazie ai guanti in lattice.

Gli investigatori iniziano un delicato lavoro di ricostruzione che parte dalle telecamere lungo il percorso fatto dai banditi, ma la vera svolta arriva il 4 luglio scorso, quando in zona Sempione viene ritrovata la Nissan Note utilizzata per il colpo. All’interno c’e’ lo scontrino di una ricarica telefonica di un numero intestato a Giangregorio, dal quale gli agenti riescono a risalire agli altri membri della banda, servendosi anche di una contravvenzione per divieto di sosta.

Grazie alle intercettazioni gli investigatori hanno scoperto che per 4 mesi prima del colpo, alcuni dei rapinatori hanno seguito il dipendente che tutte le mattina apriva la gioielleria. In almeno 5 occasioni lo hanno pedinato dalla sua casa di Novara a via della Spiga. Gli autori materiali non sono stati ancora identificati e potrebbero essere o tra gli arrestati o malavitosi ingaggiati in Sicilia. Di sicuro il capo era Giuseppe Rebuscini, gia’ coinvolto nella rapina del 24 febbraio 2008 allo showroom di Damiani in corso Magenta, a Milano. Le basi della banda erano due: la gioielleria di via Washington gestita da Fischer e Palmisano, e il ristorante Il Castello di Cusago, nel milanese, riconducibile a Giuseppe Rebuscini. L’orto del locale e’ stato oggetto di una delle 34 perquisizioni di questa mattina, che hanno portato al ritrovamento di due anelli della gioielleria Scavia, trovati in possesso di due persone non indagate. Altri gioielli sono stati trovati nel corso di mesi di indagini in varie citta’ italiane.

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