Rai, Berlusconi: ‘Viale Mazzini non si tocca’. E Alfano ‘stoppa’ Monti

E’ sempre la Rai il cruccio di Silvio Berlusconi. L’ex premier, raccontano, e’ in continuo contatto con Paolo Romani, che lo tiene informato degli ultimi sviluppi della vicenda, con particolare riferimento al nodo delle frequenze tv. La linea non cambia: no al commissariamento o all’ipotesi di un super dg con poteri aumentati, si’ alla riforma della governance ma solo in Parlamento. Nessuno pensi di mettere le mani sull’azienda di viale Mazzini senza consultarci, sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere che avverte: il governo e’ chiamato ad affrontare la crisi economica-finanziaria e di questo si deve occupare, su viale Mazzini non deve fare nulla, ne’ puo’ certo cambiarne la governance in corsa.

L’ex premier avrebbe chiesto ai suoi di prendere tempo, cosi’ da allontanare l’ipotesi di un’intesa bipartisan e rendendo piu’ attuale l’ipotesi di una proroga dell’attuale vertice, in scadenza ad aprile. Il Pdl, infatti, teme un blitz governativo con la sponda di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, che punterebbero al rinnovo dei direttori dei tg (in primis Tg1 e TgR) grazie al commissariamento per decreto legge affidato a un manager tecnico, gradito anche al Pd.

Intanto arriva un nuovo altola’ di Angelino Alfano al governo Monti sulla riforma della governance Rai, mentre Pd e Terzo Polo restano fermi sulla richiesta di una revisione delle regole. Le posizioni in campo restano immutate, mentre la partita sul rinnovo dei vertici sembra destinata a giocarsi tutta dopo l’archiviazione della trattativa sulla riforma del lavoro. Il bilancio non andra’ in discussione nel cda convocato per giovedi’ prossimo, ma solo nella riunione in programma il 28 marzo ed e’ probabile che occorra piu’ di una seduta prima dell’approvazione che per legge costituisce l’ultimo atto degli amministratori attualmente in carica. Dopo il via libera del cda occorreranno poi un paio di settimane per il si’ dell’assemblea dei soci e solo allora si potra’ procedere alle nomine, probabilmente dopo le amministrative di maggio.

‘L’assetto della governance, io lo farei gestire a chi verra’ nel 2013, se ha intenzione di farlo – afferma il segretario del Pdl -. Non credo che sia questo il tempo e il modo giusto per portare avanti la discussione, in una logica di veti e contrasti fondati, a mio avviso, solo sull’occupazione delle poltrone’. Parole che trovano un’eco nel capogruppo del Pdl in Commissione di Vigilanza, Alessio Butti. ‘Che confusione sospetta regna in materia di governance – afferma – tra chi sproloquia su ipotesi di commissariamento e chi minaccia l’Aventino in Vigilanza Rai per alzare il tono della polemica, c’e’ una via di mezzo ragionevole: applicare la legge in vigore’. ‘Sono loro del Pdl gli unici ancora interessati a conservare le poltrone – replica Italo Bocchino di Fli – noi del Terzo Polo non ci presteremo alla spartizione delle poltrone e chiediamo che il governo proceda subito con la nomina di un ad e metta fuori i partiti dal servizio pubblico’.

 Il timore dei partiti – nei ragionamenti che si fanno nel Pdl – e’ che applicando la Gasparri il timone della Rai passi nelle mani del governo con la scelta di presidente e direttore generale e la nomina di un consigliere da parte del Tesoro. L’idea del premier sarebbe quella di individuare una figura in grado di operare libera dai condizionamenti delle forze politiche per risanare l’azienda pubblica. Da qui l’identikit dei candidati, tra manager pubblici d’esperienza o capi di grandi aziende come Enrico Bondi, Rocco Sabelli e Francesco Caio. Secondo i rumor, piu’ chance avrebbe pero’ una personalita’ interna come Claudio Cappon o Giancarlo Leone. Unico punto all’ordine del giorno del cda di giovedi’ prossimo sono i palinsesti estivi 2012, che dovrebbero essere approvati. Non e’ escluso anche che si torni a parlare della telefonata di Carlo Freccero a ‘Libero’, qualora il direttore generale Lorenza Lei intenda fare comunicazioni su eventuali sanzioni disciplinari per il direttore di Rai4.

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