Quattro Papi – di Emanuela Medoro

Pellegrinaggio oceanico, gente comune e grandi della terra, a Piazza S. Pietro e Via della Conciliazione per la canonizzazione di due Papi che sono nella memoria di tanti. Papa Roncalli Giovanni XXIII, il Papa della carezza, del concilio ecumenico, descritto come docile allo spirito, guida guidata dallo Spirito, e Papa Karol Woytila Giovanni Paolo II, il Papa dell’amore vissuto nell’ambito della vita familiare, ricco di una speciale capacità di comunicazione con le folle.

Romani, italiani, polacchi, sudamericani, tutti insieme in un solenne, ininterrotto silenzio di preghiera, per seguire il rito che iscrive i due papi nell’albo dei santi, il più alto onore che la Chiesa cattolica riserva ai suoi figli. 

Impossibile per i comuni mortali essere presenti alla cerimonia, se non si voleva passare la nottata nei dintorni di quella piazza che abbraccia tutti con il suo solenne colonnato, ove l’ingresso era consentito fin dall’alba.

Celebrazione solenne, con due papi viventi, uno emerito, che ritenne opportuno per la chiesa cessare il servizio attivo sebbene fosse ancora in vita, Papa Ratzinger Benedetto XVI, ed uno nel pieno delle funzioni, il padre gesuita Jorge Bergoglio, il primo Papa a farsi carico del nome del Santo più amato e rivoluzionario della chiesa cattolica, il giullare che rinunciò alle ricchezze terrene per cantare le lodi del Signore, parlare con il lupo, gli uccelli, le creature del cielo e della terra, San Francesco. Ispiratore primo del messaggio di amore, misericordia, perdono e fedeltà alla Chiesa cattolica che Papa Francesco vede testimoniato dalle piaghe del Cristo in croce. Messaggio di amore, di speranza e di pace offerto dalla chiesa di Dio, realizzato nella vita e nelle opere dei due papi fatti santi, perché possano essere per i credenti di oggi esempi, modelli di vita e conforto nelle difficoltà quotidiane.

LE OPINIONI CONTRASTANTI Tantissime ed articolate le opinioni su questo solenne e partecipato rito di canonizzazione. Accanto al coro di quelli che lodano senza riserve la canonizzazione dei due nuovi santi, riporto un paio di voci discordanti. Prima di tutto quella del Cardinale Carlo Maria Martini che, interrogato al processo di santificazione di Giovanni Paolo II, disse che sarebbe stato meglio non procedere, per il suo operato con qualche luce, ma pieno di ombre. Aggiungo l’opinione dell’autorevole quotidiano New York Times che titolava “A Saint, he ain’t”, non è un santo, riferendosi ai rapporti amichevoli di Papa Woytila con i più scellerati regimi conservatori del Sud America, quelli delle torture, dei massacri, della vergognosa miseria di masse di diseredati e delle altrettanto vergognose ricchezze stellari di pochi.

Per chiarire questo punto aggiungo un passo dell’articolo di Don Paolo Farinelli pubblicato su Micromega online, intitolato “Roncalli e Woytila Santi, un enorme ossimoro”, poiché Papa Woytila ha, secondo lui, scientemente e scientificamente cancellato i risultati del Concilio Vaticano II indetto da Papa Roncalli.

Dall’articolo accorato e dolente dello stesso autore, riporto un passo facilmente comprensibile: “Papa Woytila ricevette una sola volta Mons. Romero, dopo una lotta titanica di questi per parlare con lui ed esporgli le prove delle violenze e degli assassinii che il governo salvadoregno ordinava tra il popolo e i suoi preti. Il Papa non lo ascoltò nemmeno, ma davanti alla foto dello sfigurato prete padre Rutilio, segretario di Mons. Romero, assassinato senza pietà e con violenza inaudita, il papa invitò il vescovo a ridimensionarsi e ad andare d’accordo con il governo. Il vescovo, racconta lui stesso, capì che al Papa nulla interessava della verità, ma solo gl’importava di non disturbare il governo. Raccolse le sue foto e le sue prove e tornò piangendo in patria, dove fu assassinato mentre celebrava la Messa. No, non può essere santo chi ha fatto questo”.

LE SPESE DEL COMUNE DI ROMA A conclusione di queste modeste riflessioni ritengo opportuna anche una risposta a tutti quei cittadini italiani laici, o cristiani non cattolici, o appartenenti ad altre confessioni religiose, o agnostici ed indifferenti nel mondo secolarizzato e globalizzato che, scesi dalle meditazioni sul divino a fatti terreni, fanno il conto delle spese sostenute dal Comune di Roma per questa giornata storica: si dice che siano stati spesi 7 milioni di euro, a carico di tutti i contribuenti. Ebbene, l’articolo 7 della Costituzione recita come segue: “Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani…”. Significa che in Italia ci sono due stati, la repubblica democratica fondata sul lavoro e lo stato cattolico, questo con un territorio ristrettissimo incluso nel Comune di Roma. La nostra storia, dunque, ci trasmette un intreccio di complessi rapporti fra stato e chiesa, antichi di secoli. Chi se la sente di toccare l’articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana? Papa Francesco? Beppe Grillo? Qualcuno della sinistra? In attesa che ciò accada, ai contribuenti non resta che pagare le spese, indipendentemente dalle opinioni religiose. 

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