Quasi 300mila italiani ogni anno scelgono di trasferirsi all’estero

Sono numeri da Dopoguerra. Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna, oltre oceano Argentina, Brasile, Usa

Secondo alcune anticipazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2017 di Idos e Confronti, diffuse oggi attraverso le agenzie di stampa, sono sempre più gli italiani che scelgono di lasciare il BelPaese per trasferirsi all’estero. Su ItaliaChiamaItalia nei giorni scorsi lo avevamo già sottolineato: stiamo arrivando a numeri da dopoguerra, quando ogni anno lasciavano il Paese centinaia di migliaia di connazionali. Ebbene, negli ultimi due anni poco meno di 220mila italiani hanno lasciato lo Stivale. Per andare dove? Le destinazioni europee più ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l’Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l’Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti.

A emigrare sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Dunque, l’Italia investe sulla loro formazione, sulla loro educazione, e poi li lascia andare via. E beneficiare dell’investimento saranno altri Paesi, non l’Italia. E questo ha un costo per noi. Ogni italiano che emigra, infatti, rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” sulla base di dati Ocse

Gli italiani che decidono ogni anno di lasciare lo Stivale sono anche di più di quello che raccontano i dati ufficiali; infatti, i dati dell’Istat sui trasferimenti all’estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte, visto che è chiaro ormai che non tutti i connazionali una volta all’estero si iscrivono all’AIRE; di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all’estero, un livello pari ai flussi dell’immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento.

Peraltro, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) è più alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz’altro superiore ai casi registrati (624.000). Sono queste le conclusioni cui si giunge nel capitolo che il Dossier Statistico Immigrazione 2017, in uscita in autunno, dedica di consueto agli italiani nel mondo.

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