Quanto vale la corruzione? – di Marco Zacchera

Secondo la Corte dei Conti l’Italia paga un duro prezzo alla corruzione politica. Le cifre che girano sarebbero di 60 miliardi, peccato che la stessa Corte sia riuscita a pizzicarne solo per 75 milioni e – alla fine – incassarne 15 (di milioni, non miliardi), ovvero lo 0,04%.

Mi pare che – messo così – sarebbe (e forse è) un bilancio fallimentare per chi dovrebbe controllare, ma a rileggere bene gli articoli si scopre che i giornali hanno fatto il solito gran pastone di tutto e di più – pur di sparare le cifre in prima pagina – mischiando corruzione politica, evasioni, IVA non versata e avanti così.

Usciamo dalla “quantità” e concentriamoci sui fatti: ma c’è davvero così tanta corruzione in Italia, e quanta? So che rischio di essere considerato un ingenuo, sicuramente ci saranno tante situazioni e aree a rischio, eppure – almeno dalle nostre parti – la corruzione non mi pare così diffusa e non credo vi siano molti politici che intaschino “panini” ripieni di banconote da 500 euro, mentre conosco centinaia di amministratori per bene che fanno il loro lavoro con serietà ed onestà, pur tra mille difficoltà. Allora perchè generalizzare in modo demagogico e come sempre mettere tutti sullo stesso piano?

Piuttosto ribalterei il problema e chiedendomi se non sia proprio il sistema burocratico a favorire a volte le irregolarità. Se una pratica è chiara e semplice e applica una norma comprensibile non c’è bisogno di “spingerla”, ma se tutto è un guazzabuglio nel quale chi investe o chiede risposte ci perde la camicia per i ritardi o i capricci di qualche funzionario che applica le norme più o meno alla lettera, come non dare esca a scorciatoie?

Vi sono leggi così idiote e complesse e regolamenti così arzigogolati che sembrano fatti apposta per creare confusione, bloccare tutto, far saltare i tempi, non essere mai chiari. Soprattutto sembrano fatti per dare scuse a chi “firma” per non farlo, perchè – anche se lo facesse in perfetta buona fede – anni dopo potrebbe essere distrutto da indagini dove la forma conterà più della sostanza.

Da decenni si sente dire “che è tutto lecito salvo quanto è vietato”, ma in realtà le norme – e soprattutto poi le loro interpretazioni, circolari e normative – sono scritte non solo in un italiano a volte incomprensibile, ma in modo spesso contraddittorio e confuso.

Alla Camera vivacchia il “Comitato per la semplificazione legislativa”, ma purtroppo quello che scrive quasi sempre resta carta straccia, in un paese che va in crisi anche per l’impossibilità pratica di applicare le norme che – per esempio in campo ambientale – possono bloccare tutto per anni, salvo che poi – in molte zone – tutto invece sembra sempre incredibilmente permesso.

*già deputato PdL, sindaco di Verbania

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