Qualcosa (di critico) sulla Nazionale – di Cesare Lanza

Non mi ha stupito l’unanimità di enfasi, e di retorica, dei mass media dopo la sconfitta ai calci di rigore della nostra Nazionale nel match con la Germania. Gigantesco titolo del Corriere dello Sport: “Grande Italia”. E della “Gazzetta dello sport”: “Su la testa”. E non c’è stato (mi sembra) un solo commentatore in tivù o sui giornali – a cominciare dal number one Mario Sconcerti, abitualmente gelido e severo – che abbia avvertito la necessità di eccepire. Mi sento dunque spaesato e temerario. Ma in questo diario/rifugio fin dal primo giorno abbiamo deciso di dire e scrivere ciò che sentiamo giusto, e dunque consentitemi – per una partita che non avrei voluto vedere – qualche sommessa critica.

1. La nostra squadra ha giocato un discreto primo tempo. 2. Nel secondo tempo non è esistita, è riuscita a pareggiare grazie al rigore regalatoci da un giocatore tedesco. 3. Per tutta la partita ci siamo limitati a osservare il gioco, dominante pur senza frutti, della Germania: neanche un tiro in porta! 4. Conte avrebbe dovuto fare qualche cambio nel secondo tempo, Insigne doveva essere inserito dopo un quarto d’ora al massimo. 5. Anziché far entrare Zaza, a freddo, per fargli tirare (in modo sconcio, ma questo non si poteva sapere) un rigore, era preferibile dare spazio, per questo compito, a De Rossi, uno specialista, un rigorista affidabile. 6. Abbiamo sbagliato quattro rigori in modo ridicolo: preoccupante che gli errori siano apparsi come un segno, psicologico, di sicurezza, se non addirittura (vedi Pellè) di arroganza. La squadra, alla fine, non ha avuto l’indispensabile concentrazione. 7. Dico un’eresia se sostengo, come mi ha fatto notare il mio amico Siro Brugnoli, che la prima regola nei calci di rigore dovrebbe essere quella di tirare – al minimo – il pallone in porta? 8. Tattica troppo prudente? É questa la nota meno piacevole: abbiamo dato l’impressione – non è una novità, nella tradizione calcistica italiana – di essere concentrati solo difensivamente e di confidare in un colpaccio, o ai rigori.

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