Putin snobba il G8 negli Usa e punta sul G20 in Messico

Putin snobba il G8 ospitato da quegli Usa tanto vituperati in campagna elettorale, preferendogli il G20 nel piu’ neutrale Messico, dove sara’ meno dominante il ruolo della Casa Bianca e potra’ contare sul supporto dei Brics.

Troppo impegnato nella formazione del prossimo governo, si era giustificato nei giorni scorsi annunciando l’invio al suo posto del premier Medvedev, primo capo di governo a rappresentare la Russia da quando e’ stata invitata al ‘club’, nel 1997. Una motivazione apparsa poco convincente alla maggioranza degli analisti: da un lato, osservano, nel varo del nuovo esecutivo, discusso peraltro da due mesi, Medvedev e’ parimenti coinvolto; dall’altro la nomina del nuovo governo non ha impedito al neo presidente francese Francois Hollande, insediatosi il 15 maggio, di volare a Camp David. Tanto piu’ che in questi giorni il leader del Cremlino non sembra cosi’ assorbito dalle consultazioni con i candidati ministri gia’ proposti da Medvedev ma rimasti coperti dal piu’ fitto riserbo, con una opacita’ poco degna di un Paese democratico: ieri Putin ha trovato il tempo per visitare il centro di addestramento per gli ufficiali del ministero degli interni, oggi per un centro di progettazione che produce dispositivi ottici militari. Intanto rimpiazza anche governatori o nomina inviati presidenziali.

I politologi hanno elencato tutte le possibili motivazioni del forfait di Putin, la cui assenza ‘continuerà ad essere una grossa questione al summit’, spiega Alexiei Panin, del Centro per le tecnologie di Mosca. Motivazioni che non si escludono tra loro, ma anzi si sommano: l’insoddisfazione per lo stallo dei negoziati sullo scudo antimissile Usa in Europa, l’ingerenza negli affari interni con le critiche americane agli arresti degli oppositori, le tardive congratulazioni di Obama dopo il suo insediamento (a differenza di quelle lampo a Hollande), il timore di domande imbarazzanti da parte della stampa straniera.

Putin, si sa, preferisce accoglienze piu’ calorose e attenzioni da prima donna, come quelle che ha ricevuto due giorni dopo il suo giuramento a Nizhni Taghil, dove ha visitato la piu’ grande fabbrica russa di tank e incontrato gli operai che, durante la sua linea diretta tv in dicembre, gli avevano offerto aiuto contro le manifestazioni di protesta. Se fosse andato al G8, le immagini di Obama sorridente che stringe la mano ad un Putin a disagio non avrebbero giovato alla sua immagine di uomo forte, ne’ a Nizhni Taghil ne’ in altre citta’ operaie o di colletti blu. E sarebbero apparse stridenti rispetto alla sua tesi di un’opposizione borghese metropolitana sponsorizzata dagli Usa. Meglio quindi riservare il debutto all’estero a scenografie piu’ sovietiche e familiari, come la Bielorussia di Lukashenko, che gli Usa considerano l’ultimo dittatore d’Europa e che Putin onora con la sua prima visita straniera: un doppio schiaffo a Obama.

Alcuni analisti sostengono che disertando il G8 Putin perde una duplice occasione: discutere come fronteggiare la crisi dell’Eurozona, che interessa da vicino la Russia, e conoscere di persona subito nuovi leader come Hollande, Monti (atteso a Mosca a inizio luglio), il premier giapponese Yoshihiko Noda.

Ma, nota non senza fondamento Aleksandr Rahr, esperto di Russia del Consiglio tedesco sulle relazioni straniere, Putin ha i suoi buoni motivi per non andare ad un G8 il cui formato e i cui risultati gli sembrano deludenti e dove Mosca non e’ mai stata vista come uno dei Stati leader ma spesso voce fuori del coro.

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