Puglia, divorzio tra Fitto e Berlusconi spacca in due il centrodestra

Se le prossime elezioni regionali sono anche un test nazionale, come dice il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, bisogna riconoscere che Matteo Renzi ne e’ avvantaggiato in partenza. I sondaggi infatti confermano che il Pd e’ oltre la quota del 36 per cento, gia’ molto rilevante, ma soprattutto non sembra destinato a soffrire neppure nelle zone dove i problemi di compattezza interna esistono (dalla Liguria, alle Marche e alla Campania). E cio’ a causa della sostanziale implosione di Forza Italia sul territorio.

Il divorzio tra Fitto e Berlusconi, infatti, divide in due il centrodestra in Puglia, Campania, Veneto e Liguria e di fatto ne azzera le capacita’ di contrastare i democratici. Lo scontro in Puglia tra il Cavaliere e il leader dei frondisti ha assunto ormai il tono di una prova generale delle rispettive capacita’ di controllo del movimento. Da tempo Berlusconi va dicendo ai suoi fedelissimi che il vero obiettivo di Fitto (e dei suoi alleati) e’ quello di farlo fuori per conquistare il timone di Fi: ma se davvero fosse cosi’, e’ chiaro che il partito va incontro ad una debacle elettorale senza precedenti e, un momento dopo il voto, si aprirebbe il capitolo del suo futuro. In Puglia i margini per un’intesa dell’ultimo momento tra i due candidati governatori (Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone) appaiono inesistenti. La Poli Bortone accusa esplicitamente Fitto di aver architettato un ”delitto politico” pur di impadronirsi delle leve del potere azzurro, ma lei stessa spacca il suo partito, Fratelli d’Italia, diviso tra le necessita’ del rinnovamento e la fedelta’ al tradizionale concetto del centrodestra.

Berlusconi non controlla piu’ vaste aree di Forza Italia e le voci insistenti su un piano di totale riciclaggio dell’area moderata dopo le regionali (con un nuovo modello di aggregazione su base bipolarista) sembrano fatte apposta per disorientare l’elettorato moderato. E forse anche i potenziali alleati. Salvini non sa piu’ bene su quale reale appoggio possa contare da parte azzurra in Veneto (dove i fittiani potrebbero sostenere Tosi insieme ai centristi nel laboratorio politico appena battezzato).

In Campania invece Stefano Caldoro rischia di perdere l’appoggio determinante di Alfano, un altro dei protagonisti di questa partita: l’Ncd ormai lavora alla creazione di un’area popolare e moderata senza contaminazioni leghiste e giudica un grave errore la scelta del Cav di un’alleanza organica con il Carroccio. Ne deriva che il vero problema di Renzi non sono le battaglie locali ma il cammino delle riforme, strettamente collegato all’ immagine internazionale del governo. La manovra economica ha ricevuto una sorta di promozione preliminare da Bruxelles, in attesa di vedere se il Parlamento sara’ in grado di varare rapidamente la legge elettorale e il nuovo Senato.

I timori maggiori riguardano l’Italicum: Renato Brunetta si dice convinto che alla Camera un centinaio di deputati della minoranza dem non lo voteranno e che il Rottamatore su questo testo non ha la maggioranza. Cio’ riporterebbe d’attualita’ l’opzione del voto di fiducia che le opposizioni contrastano con fermezza. Ma una novita’ di rilievo e’ comunque intervenuta: Giorgio Napolitano ha fatto sapere che non si puo’ tornare indietro, disfacendo cio’ che e’ stato faticosamente costruito in questi mesi. Il capo dello Stato emerito aggiunge che e’ stato un grave errore liquidare il Mattarellum, ma mette in guardia contro i pericoli delle destabilizzazioni. Una voce autorevole e molto ascoltata nel Pd che avra’ certamente il suo peso nel dibattito dei prossimi giorni.

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