Prostituzione, la legge Merlin 60 anni dopo

Dopo 60 è innegabile che il risultato sia stato un inferno per le prostitute, indotte per la maggior parte a esercitare per strada “il mestiere più vecchio del mondo”, e insopportabile per la società, per vari aspetti

“Dobbiamo educare le giovani generazioni al culto della bellezza. E la bellezza non sono le giovani prostitute che vengono dall’Albania signor Presidente del Consiglio! Volgare, volgare, volgare. Bisognerebbe avere rispetto delle donne, prigioniere di una tratta infame! Un establishment da escort, ci ha abituato anche a questo genere di degrado della vita pubblica”. (Nichi Vendola)

“Parlare di prostituzione pensando esclusivamente alla donna in minigonna che batte agli angoli delle strade in stile Pretty Woman è tanto riduttivo quanto ingenuo”. (La pasionaria, progetto femminista)

“Ricordo bene il mio primo rapporto sessuale. Ho ancora la fattura”. (Groucho Marx, attore e scrittore statunitense)

“Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le case di piacere non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili”. (Bernard de Mandeville, medico e filosofo olandese)

LA LEGGE MERLIN 60 ANNI DOPO

Diciamolo: è giunto il tempo di cancellare, o almeno riformare, la legge Merlin sulla prostituzione. A me sembra che la brava e passionale signora socialista sia stata il simbolo insuperabile di un magnifico proverbio: di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno.

LA BUONA INTENZIONE FALLITA

Certo la Merlin si proponeva – questa era la sua buona intenzione – di regolare la prostituzione chiudendo le cosiddette “case chiuse”, autorizzate e vigilate – e sfruttate – dallo Stato. Ieri, 20 febbraio, era la ricorrenza dell’approvazione della sua legge (20 febbraio 1958, in vigore nel successivo settembre).

UN INFERNO, NON SOLO PER LE PROSTITUTE

Dopo 60 è innegabile che il risultato sia stato un inferno per le prostitute, indotte per la maggior parte a esercitare per strada “il mestiere più vecchio del mondo”, e insopportabile per la società, per vari aspetti. La ricorrenza ha indotto giornali e televisioni ad occuparsi ancora una volta di questo argomento.

CENTOMILA (AL MINIMO) PROSTITUTE

Traggo alcune informazioni dalla rassegna stampa “Anteprima” di Giorgio Dell’Arti. Le case chiuse sessant’anni fa erano 560, le prostitute in totale 2700. Oggi la prostituzione si esercita dovunque – strade, case private, alberghi, locali notturni – non solo con oscenità e impudenza, ma anche delitti orrendi, perversioni, ignobili sfruttamenti. E le prostitute sono al minimo centomila: per lo più ragazze africane, attratte dalla speranza di trovare in Italia la felicità; e poi schiavizzate da bande criminali.

LETTERATURA E AMARA REALTÀ

Le case chiuse non erano il luogo di delizie letterariamente celebrate da Indro Montanelli o Mario Soldati (i primi nomi, tra i tanti, che mi vengono in mente). Sono certo che qualcosa di meglio si potrebbe fare, per dare decenza e legalità al mestiere più antico del mondo. Che cosa, al momento e qui, non voglio dire. Non mi spetta. Ma certo ne riparleremo.