Prodotti italiani all’estero, l’executive chef internazionale: ‘Italian sounding? Fatto da italiani’

Il fenomeno dell’italian sounding “è un grande problema: mi attirerò delle critiche, ma certe cose vanno dette, e va sottolineato che il falso made in Italy spesso è fatto dagli stessi italiani. Se infatti andiamo a vedere tutte le aziende all’estero che producono prodotti alimentari ‘italian sounding’, ci troviamo gli italiani e in alcuni casi in Romania ci sono aziende finanziate dal ministro dello Sviluppo”. Così Emanuele Esposito, executive chef internazionale, a colloquio con Italiachiamaitalia.it lancia l’allarme: troppe volte il fenomeno dell’italian sounding è alimentato proprio da aziende tricolori che operano oltre confine e non.

“In verità c’è una timida voglia di combattere questo fenomeno: è un po’ come la mafia, tutti la vogliono debellare, ma chissà perché é sempre viva. Ci vogliono leggi internazionali, certo, ma prima di tutto nazionali, partendo dai dazi doganali: la comunità europea non può imporci delle regole che distruggono il nostro patrimonio culturale e imprenditoriale. In Italia purtroppo non c’è una regia di comando, troppi enti, troppe associazioni, ma il problema resta”.

Esposito, in una lunga intervista rilasciata al nostro quotidiano online che verrà pubblicata nei prossimi giorni, porta l’esempio del prosciutto di Parma: “Il consorzio del prosciutto di Parma produce più prosciutti di quanto il territorio possa disporre: ma molti prosciutti arrivano dall’Olanda, e questo fa capire quanta volontà ci sia di combattere il fenomeno. La verità è che nessuno vuole veramente debellare il made in Italy taroccato, le promozioni che l’Italia e i vari enti fanno sono solo soldi buttati. L’olio è un altro esempio: quanto olio italiano al 100% troviamo negli scaffali dei supermercati?”.
 
Ed ecco le mosse che dovrebbe mettere in campo il governo italiano per proteggere il nostro unico e prezioso made in Italy: “Innanzitutto concentrare le risorse, troppi enti che si occupano di questa materia. La Francia per esempio ha la Sopexa, un ente che fa marketing e cultura alimentare. In verità anche in Italia avevamo una cosa del genere, BuonItalia SPA, ma si é rivelata un altro ente inutile e sopratutto uno spreco di risorse economiche ed umane. Troppi ministeri che si occupano della stessa materia, e così si crea solo della confusione e spreco di danaro pubblico. Invece ci vuole unità, ci vuole un unico ente che faccia da regia. Se riusciamo a fare quello che i Francesi fanno, forse abbiamo già risolto metà del problema!”.

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