Prodotti italiani all’estero, altro schiaffo al made in Italy – di Emanuele Esposito

Il 12 febbraio scorso è andata in scena un’altra falsa ai danni dell’Italia e nessuno ne ha parlato: viva il Made in Italy, il ministro Catania forse si è distratto! Il Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato (con 369 voti a favore, 225 contrari, 31 astensioni) un nuovo accordo commerciale Ue-Marocco sulle tariffe doganali dei prodotti agricoli e ittici. L’accordo dovrebbe entrare in vigore a maggio 2012 e conduce in pratica verso la liberalizzazione del commercio agroalimentare tra Unione Europea e Marocco. Con prevedibili effetti catastrofici per la nostra agricoltura.

Questo, in sintesi, l’accordo: meno 55% per le tariffe doganali sui prodotti agricoli e di pesca marocchini (dal 33% attuale) e il 70% per le tariffe sui prodotti agricoli e di pesca dell’Ue in 10 anni (rispetto all’1% attuale). In sostanza si va verso l’importazione di prodotti agricoli marocchini a tariffe doganali basse o pari a zero. Nelle intenzioni della maggioranza dei deputati del Parlamento Europeo l’accordo commerciale ha l’obiettivo di sostenere la transizione democratica che è iniziata con la Primavera araba attraverso un incremento del commercio fra l’Unione Europea e il Marocco. Di fatto l’accordo apre tuttavia – allo stato attuale delle cose – un evidente problema di distorsione del mercato legato alle differenti condizioni del lavoro in Europa e in Marocco. Le nostre aziende ortofrutticole si troveranno cioè a dover competere a pari condizioni di concorrenza con produzioni provenienti da un contesto nel quale il lavoro non è tutelato a livello sindacale e i costi produttivi e del lavoro sono di pochi euro al giorno, e comunque molto più bassi rispetto ai nostri standard. In pratica dobbiamo prepararci all’invasione di prodotti ortofrutticoli a bassissimo prezzo provenienti dal Marocco, a tutto vantaggio dei Paesi dell’Europa continentale e con gravissimi danni per le economie dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo.

Un altro problema riguarda l’inclusione nell’accordo del Sahara Occidentale, che da anni rivendica l’indipendenza e nel quale l’occupazione marocchina si fonda su una sistematica violazione dei diritti umani nei confronti del popolo Sarawi. Altro problema riguarda la pesca. Sia perché le liberalizzazioni creano ulteriori danni al già provato settore ittico italiano, sia perché in questo modo si apre la strada a un ulteriore sfruttamento degli stock ittici del già sovrasfruttato Mediterraneo. Il problema principale, comunque, riguarda l’impatto dell’accordo Ue-Marocco sui piccoli agricoltori e in particolare sul settore ortofrutticolo dei Paesi dell’Europa mediterranea. Specie in un contesto come quello italiano, in cui già il settore ortofrutticolo subisce da tempo l’atteggiamento predatorio della Gdo e quindi una drastica contrazione dei prezzi all’origine.

Molti i commenti negativi e moltissime le perplessità. Spiega il presidente di Confagricoltura Mario Guidi: "ancora una volta si è utilizzata l’agricoltura come merce di scambio per risolvere questioni politiche e internazionali. L’accordo prevede misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, trasformati, il pesce e i prodotti della pesca ed è ben più favorevole al Marocco che all’Europa, in particolare per il settore dell’ortofrutta e, all’interno dell’Ue, risulta più vantaggioso per le produzioni dei Paesi continentali piuttosto che per quelli mediterranei. L’Italia in particolare sarebbe la prima ad essere danneggiata. Non si tratta di essere protezionisti né tantomeno di essere contrari alla crescita di Paesi che vivono in condizioni di maggiori difficoltà dell’area del Mediterraneo, ma accordi del genere non risolvono problemi di crescita, bensì creano situazioni di nuova povertà, danneggiando un settore come quello agricolo che sta affrontando una crisi senza precedenti. Quello sottoscritto è un accordo squilibrato, che certo non salvaguarda i principi di reciprocità delle condizioni produttive, che devono essere alla base di qualsiasi intesa, bilaterale e non, che l’Ue voglia fare con i Paesi terzi. Reciprocità che garantisca agli operatori economici di ciascun Paese la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza".

Questo il comunicato stampa della Coldiretti: "si tratta di un accordo squilibrato che colpisce duramente l’agricoltura italiana in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale. L’accordo con il Marocco per i prodotti agricoli e della pesca avrà un impatto pesante sulle imprese agricole italiane, in particolare nel sensibile settore dell’ortofrutta. L’agricoltura ancora una volta viene ingiustamente sacrificata per interessi diversi in considerazione del nuovo scenario politico emerso nei Paesi della sponda sud del bacino Mediterraneo a seguito dei recenti eventi della Primavera araba".

Durissimo il commento dell’onorevole Marco Scurria (Pdl): "aver dato il via libera alla commercializzazione di prodotti agricoli con il Marocco significa segnare un autogol clamoroso. In Marocco il settore agricolo non è tutelato a livello sindacale, pertanto la concorrenza con gli omologhi a livello europeo si fonda su basi non omogenee, a tutto svantaggio della nostra già debole agricoltura. Lo sfruttamento intensivo delle risorse della pesca, che già ha provocato danni rilevanti nell’ecosistema del Mediterraneo, subirà grazie a questo accordo un’ulteriore accelerazione. Da ultimo ma non ultimo vi è la questione dei territori del Sahara Occidentale, in cui si sarebbe potuto far leva su argomentazioni di carattere economico-commerciale, subordinando la firma di accordi di tale natura all’effettivo rispetto dei diritti dell’uomo".

Assolutamente contrario all’accordo anche Rosario Crocetta, eurodeputato del Partito Democratico (ed ex sindaco di Gela), che riassume in questi termini le sue perplessità: "ho votato contro l’accordo UE-Marocco sull’agricoltura poiché lo ritengo lesivo per il sud dell’Italia, per il sud d’Europa e dello stesso popolo marocchino. L’accordo è basato sulla tutela di interessi e poteri economici forti, in cui vengono privilegiati gli interessi delle industrie del centro-nord europeo a danno dell’agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini. Con tale accordo infatti sarà possibile importare indiscriminatamente prodotti dal Marocco ed esportare dall’Europa prodotti industriali, scatenando così una guerra tra poveri. I consumatori marocchini vedrebbero aumentati i costi dei prodotti agricoli nel loro paese e i produttori siciliani, meridionali e del sud d’Europa verrebbero messi in una condizione di diseguaglianza. Non vi è alcuna clausola, poi, in materia di fitofarmaci e quindi sulla sicurezza dei prodotti che verrebbero importati. È prevalsa un’Europa nordista, falsamente aperta al Mediterraneo. I popoli del sud del mediterraneo vanno aiutati, ma sicuramente non a danno delle regioni piú povere d’Europa. Una Germania che si scopre improvvisamente filomediterranea è riuscita ad imporre un accordo che favorisce le sue industrie a danno degli altri. Ci batteremo per impedire tali accordi, che voglio sottolineare sono stati già conclusi non dal Governo italiano in carica, ma da quello precedente. Il governo di Silvio Berlusconi e di Saverio Romano avevano giá concordato quelle misure".

Le maggiori preoccupazioni, naturalmente, sono concentrate in Sicilia, che sarà tra le regioni più commercialmente colpite dall’accordo con il Marocco. Spiegano il presidente e il direttore regionale della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione: "la produzione di arance marocchina è stimata in 975.000 tonnellate, il 52,3% del totale degli agrumi. Non è certo ancora quantificabile la percentuale di agrumi che arriveranno in virtù di questo accordo scellerato. Ma anche solo un’arancia in più che arriva dal Nord Africa è una arancia in meno che i nostri produttori riusciranno a vendere. Si tratta di un tentativo di modificare per legge il panorama agricolo siciliano con gravissime ripercussioni occupazionali". Per Confagricoltura Sicilia l’accordo Ue-Marocco è semplicemente una "vergogna. Vergogna per l’incapacità della deputazione nazionale a sostenere unanimemente le ragioni dell’agricoltura mediterranea, vergogna per l’inadeguatezza del governo nazionale e di quello regionale, incapaci di salvaguardare una delle poche risorse economiche in grado di garantire sviluppo e occupazione".

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