Primo maggio, il fallimento dei sindacati – di Marco Chierici

Con compatimento e mesta rassegnazione ho assistito a frammenti di telegiornali che trasmettevano immagini del primo maggio. La manifestazione spettacolare quanto, a mio avviso, inutile, è stata come sempre caratterizzata dagli eventi musicali di sinistra al canto di "Bella Ciao" e dai banalissimi e inconcludenti discorsi dei rappresentanti dei tre maggiori Sindacati.

Le riflessioni che d’istinto mi sono balzate alla mente, come ogni anno, sono essenzialmente due: 1) che i lavoratori non sono tutti di sinistra e nonostante questo la manifestazione sembra un monopolio del popolo con le bandiere rosse 2) che la cosiddetta triplice (Cgil, Cisl e Uil) mostra in piazza il suo ripetuto e clamoroso fallimento. Perchè? Perchè dalla seconda guerra mondiale, mai come oggi il potere d’acquisto dei salari è stato così umiliante per i lavoratori italiani. Queste tre enormi organizzazioni sindacali, costosissime, potenti, politicizzate, a che sono servite in sessant’anni se hanno consentito un disastro come questo?

I toni dei tre leaders sindacali, animati, alti, demagogici, hanno lasciato comprendere ai più attenti, la penosa rassegnazione di fronte ad una povertà diffusa che nessun freno ha fatto registrare per opera dell’inefficiente mondo sindacale. Il fallimento della politica è palpabile come il fallimento dei sindacati. Entrambi vanno ad aggiungersi ad una serie interminabile di altri fallimenti italiani in ogni settore.

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