Pranzo fuori casa indigesto ai vegetariani

Il pasto fuori casa non va proprio giù ai vegetariani.

Panino sì, ma solo con le verdure grigliate. Niente affettati e formaggio, come per la piadina, a patto che non ci sia lo strutto. Vada per la pasta, purché il condimento non contenga carne o pesce.

Quindi le insalatone, ma dopo essersi assicurati che non ci sia, ad esempio, l’uovo sodo. E se poi per qualche motivo il cameriere sbaglia? Sono queste alcune delle ansie in cui incorrono i quasi sei milioni di vegetariani in Italia (tra gli integralisti e quelli che lo sono meno), che quando pranzano fuori casa sono costretti a uno "slalom" continuo tra i cibi proposti nel menu di bar o tavole calde e continue rinunce.

Non esistono o quasi locali in cui fare dei pasti veloci che prevedano menu appositi per i vegetariani. I più colpiti in assoluto sono i "vegan", gli integralisti della cultura vegetariana, che non mangiano alcun alimento di derivazione animale, escludendo dalla loro alimentazione anche latte, formaggi e uova, oltre che pesce e carne. Per loro, mangiare fuori casa è davvero un’impresa.

La soluzione appare una sola. Occorre fare sistema e sensibilizzare verso questo problema, come spiega Roberta Bartocci della Lav, la Lega Antivisisezione, che ha sostenuto questa causa con numerose raccolte di firme. "Bisogna farlo tanto più ora che anche l’Ue promuove con una direttiva gli acquisti verdi e in questo provvedimento è stato anche inserita una parte relativa all’alimentazione e al controllo sull’utilizzo della carne nelle mense pubbliche", spiega l’esponente della Lav.

La battaglia è approdata già qualche tempo fa in Parlamento, dove il deputato Andrea Sarubbi del Partito Democratico, vegano, ha presentato una proposta di legge per l’introduzione di menu vegetariani nei locali pubblici, ma fino adesso nulla è stato fatto nonostante il consenso bipartisan all’iniziativa. Prima firmataria insieme a Sarubbi è infatti Gabriella Giammanco (Pdl). Il deputato Pd, tuttavia, promette battaglia in autunno per questa sua proposta di legge che definisce "un gesto di civilta’" e spiega: "Noi vegetariani ci sentiamo poco considerati, anche come consumatori. Possibile che nessuno pensi alle possibilita’ di guadagno quando questa scelta coinvolge un numero sempre piu’ ampio di persone?".

Il discorso vale anche se si devono acquistare soia, tofu e altri cibi da consumare a casa, che sono invece disponili quasi soltanto nei supermercati biologici e in banchetti appositi, per lo più quelli del commercio equo e solidale.

Che dire, infine, degli ordini effettuati nei supermercati online? Nei piccoli centri della nostra penisola spesso sono l’unico modo per procurarsi alimenti vegetariani, visto che le grandi catene bio si trovano soprattutto nelle città come Roma e Milano. Ordinando via internet, però, c’è il rischio di sbagliare le quantità o di scegliere un prodotto per un altro.

Il consiglio per chi naviga in rete è quello di fare prima un giro sui blog dedicati ai vegetariani: dalle esperienze degli altri si possono ricavare consigli preziosi su quali siano i siti più affidabili e quali i prodotti migliori nel rapporto qualità-prezzo.

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