Povera Pasqua italiana, anzi poverissima – di Franco Esposito

I conti della Pasqua non tornano, ma dov’è la notizia? Non c’è, nel senso che bilancio e saldo negativo hanno trovato conferma piena nelle previsioni della vigilia. Prevale il segno meno; il trend verso il basso minaccia di non arrestarsi. A Pasqua, costretti dalla crisi, abbiamo speso con parsimonia, due miliardi di euro. Conti alla mano, il 7% in meno rispetto alla Pasqua 2011. Italiani risparmiosi. Siamo quindi diventati all’improvviso un popolo virtuoso? Proprio no, siamo un popolo povero, quasi al confine della disperazione.

Pasqua amara, la dolce festa sempre meno dolce. Il consumo di uova di cioccolato e colombe è calato in maniera evidente. Meno 10%, un dato che non incoraggia sorrisi e previsioni ottimistiche in chiave futura. Il barometro italiano segnala bassa pressione e temperature in diminuzione. Le previsioni del tempo non c’entrano, stiamo parlando di consumi. Economia spicciola, senza troppi giri di parole. Difficile prevedere dove andremo a finire noi poveri italiani medi.

Le festività di Pasqua hanno fornito numeri che non autorizzano speranze, sia pure minime. A tavola siamo sempre più poveri, avendo ridotto il 57% degli italiani lo spreco di cibo. Il 47% l’ha fatto votandosi a una spesa più oculata; il 6% ha prestato maggiore attenzione ai prezzi al momento di riempire il carrello della spesa. E il 59% è andato alla ricerca della tipica offerta da supermercato, prendi tre e paghi due. Però, in tavola, il consumo di carni bovine ha accusato un calo dello 0,1%. Un brutto segnale anche questo: negli anni dell’immediato dopoguerra, ricorderete, eravamo messi maluccio. L’Italiano medio poteva permettersi la fettina una sola volta la settimana. Il consumo di carne resta comunque una sorta di cartina di Tornasole sulla condizione di un popolo.

Amara Pasqua per esercenti e commercianti è riconoscibile anche in una ritrovata abitudine degli italiani. Quattro famiglie su dieci hanno riscoperto il piacere del dolce fatto in casa. Se vogliamo, l’industria domestica dei buoni sapori e delle cose preparate con le ricette delle nostre nonne, riportate alla luce per necessità. Innanzitutto il risparmio, poi si pensa al resto. Nel derby del dolce fatto in casa ha trionfato la pastiera napoletana. La ricetta classica riproposta in centinaia di versioni diverse: meno acqua d’arancia o più acqua d’arancia? e la cannella, giusto il necessario o qualcosa in più a dare un maggiore aroma? il grano, poi, passato o con le bucce? La pastiera napoletana prima, al secondo posto la colomba pasquale, e a seguire la pizza pasqualina e la treccia di Pasqua.

Una famiglia su tre non si è negata alla carne d’agnello. Spicchi di tradizione da rispettare, diversamente di quale Pasqua stiamo parlando? Di una mala Pasqua sotto l’aspetto del consumo del pane, che è letteralmente crollato. Colpa delle diete infernali che escludono dai pasti il principe della cucina  mediterranea. Ma colpa anche della poderosa impennata dei prezzi, che ha ridotto il consumo quotidiano da 1 chilo al giorno a 120 grammi. A Milano un chilo di pane costa sui 4 euro; Napoli è la città più economica, 1,7 euro al chilo, con il suo pane di qualità. In controtendenza il prezzo del pesce fresco di mare e delle verdure. Rispettivamente, meno 1,3 euro e meno 2,4. Crolli comunque risibili a fronte di numeri che allarmano. Due milioni e mezzo di disoccupati a febbraio. Il 9,3% della popolazione attiva è senza lavoro. Negatività che preoccupano e inquietano, spargendo giustificati allarmismi.

Bombardata da aumenti a raffica, l’Italia è costretta all’abbraccio con l’austerità. Qualche esempio? L’Iva più 270 euro, l’Imu sulla prima casa 450, l’accise sulla benzina 120, l’addizionale regionale e comunale 245, il bollo sui depositi bancari e postali 30 euro. Davanti alla pesantezza di questi numeri, sarebbe stato da matti pensare a una buona felice Pasqua italiana. Tout court, è andata male.

Otto italiani su 10 hanno trascorso la Pasqua a casa loro. Solo 4 milioni si sono concessi il pranzetto al ristorante, prezzo medio 40 euro a cranio. La spesa complessiva è stata di 172 milioni, in forte calo rispetto al corrispondente periodo del 2011. Limitate al minimo anche le gite fuoriporta il lunedì dell’Angelo. Il grigio panorama, freddo come il tempo nei giorni di Pasqua, è stato rischiarato appena da un solitario raggio di sole. Gli agriturismi hanno realizzato affari d’oro: più 3% in rispetto all’omologa festività dello scorso anno. Il segreto del successo? Quello di Pulcinella. Prezzi onesti, trattamento e sistemazione a buon livello, e in tavola piatti tipici. La riscoperta dei genuini sapori d’Italia. Un Paese che c’è ancora, per apprezzarlo e goderselo bisogna solo cercarlo.

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