Politiche agricole, appalti truccati: dirigenti in manette

Una corruzione ‘diffusa’, capace di inquinare ‘quasi tutte’ le attivita’ del ministero; un manipolo di funzionari pubblici disposti a truccare anche gli appalti per le iniziative dedicate ai bambini delle scuole; dirigenti pronti a vendersi per una lampada da 1.200 euro o un week end in un centro benessere: l’ennesima fotografia sullo stato della pubblica amministrazione italiana emerge dall’inchiesta della procura di Roma e della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 11 tra funzionari e dirigenti del ministero delle Politiche Agricole e Forestali, oltre ad alcuni imprenditori.

Questa inchiesta, affermano senza nascondere il disappunto inquirenti e investigatori, ‘e’ un piccolo trattato di sociologia della corruzione da cui emerge un vero e proprio giro di privilegi e malaffare. Ci siamo trovati di fronte ad un sistema in cui c’e’ una spesa pubblica che dovrebbe essere utilizzata per favorire un settore importante e invece viene distorta e inquinata da una corruzione diffusa, variegata e circolare’. ‘Se avessi avuto sentore avrei fatto immediatamente qualcosa’, dice il ministro Mario Catania, sottolineando di avere ‘totale fiducia’ nell’attivita’ dei magistrati e di aver in ogni caso ‘radicalmente ridimensionato’ fin dal suo arrivo il budget di spesa del settore della comunicazione istituzionale e promozione del ministero, quello dove secondo gli inquirenti sono avvenuti tutti gli episodi di corruzione.

Nell’indagine sono indagate 37 persone, di cui 13 funzionari pubblici accusati, a vario titolo, di corruzione, turbata liberta’ degli incanti e turbata liberta’ della scelta del contraente: per 6 di loro e’ scattata la custodia cautelare in carcere e per altri 5 gli arresti domiciliari. Tra i destinatari della misura in carcere c’e’ Giuseppe Ambrosio, l’ex capo di gabinetto dei ministri Galan e Zaia soprannominato ‘Centurione’, attuale capo segreteria del sottosegretario Braga e direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. E’ considerato figura centrale dell’inchiesta, assieme alla moglie Stefania Ricciardi, dirigente del ministero, arrestata anche lei.

Complessivamente, hanno accertato i finanzieri coordinati dal pm Stefano Fava e dall’aggiunto Nello Rossi, gli episodi di corruzione riguardano finanziamenti pubblici per oltre 40 appalti, per un totale di 32 milioni, erogati a 20 aziende nel periodo che va dal marzo del 2007 al maggio del 2011. ‘Contratti, finanziamenti, contributi, forniture: non c’e’ stata – dicono i magistrati – attivita’ di spesa del ministero esente da attivita’ corruttiva’. L’indagine e’ partita da una serie di esposti anonimi in cui venivano indicati diversi soggetti che hanno ricevuto a vario titolo contributi. In alcuni casi, come in quello dell’Ansa, e’ stato spiegato dagli inquirenti, si tratta di finanziamenti percepiti in maniera assolutamente legittima. Ma in molti altri casi i soldi sono stati ottenuti attraverso la corruzione. In sostanza, i funzionari predisponevano e pilotavano i bandi di gara per favorire gli imprenditori ottenendo in cambio compensi di varia natura. Oltre al denaro, infatti, ai funzionari sono state pagate vacanze in Usa e Francia, soggiorni presso resort e centri benessere in Italia, garantiti stage e fatte promesse di posti di lavoro per parenti, amici, amanti e persino forniti generi alimentari e oggetti d’arredamento. Ma non solo: il sistema era cosi’ ben oleato che funzionari, dirigenti e imprenditori si erano accordati, quando il finanziamento pubblico era ridotto e dunque non consentiva la redistribuzione tra tutti i pubblici ufficiali coinvolti, di ‘turnare’ il compenso per la loro corruzione. In pratica, l’imprenditore soddisfaceva a a turno la richiesta di un unico funzionario, con la certezza per gli altri di essere a loro volta soddisfatti alla prima occasione utile. E gli episodi di corruzione non riguardano soltanto imprenditori: in due diverse occasioni Ambrosio favorisce la concessione di contributi pubblici ai comuni di Maratea a e Todi (rispettivamente 63.500 e 125mila euro) ricevendo in cambio l’omessa vigilanza sulle opere, abusive, realizzate nelle sue ville. 

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