Pessina (FI) a ItaliaChiamaItalia: ‘Forza Italia all’estero? Finora poco coinvolgimento e molto personalismo’

Roma – Un partito da ricostruire e un leader deluso dalle passate gestioni. E’ questo il quadro di Forza Italia nel mondo secondo l’ex senatore Vittorio Pessina, da sempre vicino a Silvio Berlusconi e da pochi giorni coordinatore di Fi all’estero. Per la prima volta il Cavaliere affida la gestione della sua creatura politica al di fuori dei confini nazionali a un esponente attualmente non eletto in Parlamento e, da parte sua, Pessina sceglie Italiachiamaitalia.it per annunciare fin da ora i primi cambiamenti. "Individueremo tre nuovi punti di riferimento a New York, Buenos Aires e Roma e apriremo i club anche all’estero". E a chi si sta chiedendo da dove nasca tutto questo interesse di Berlusconi verso la circoscrizione dopo anni di oblio, l’ex senatore spiega che "non si trattava di disinteresse, il presidente era rimasto profondamente deluso dalle gestioni degli anni passati".

Vittorio Pessina, lei è il nuovo coordinatore di Forza Italia nel mondo. Quali saranno le prime azioni del suo programma? E’ vero che intende aprire i club di FI anche all’estero?

“Sì, certamente. L’intenzione di aprire dei club è conseguente alla politica che si sta attuando in Italia: se inauguriamo dei club all’interno dei confini nazionali, è naturale e giusto che avvenga altrettanto all’estero. Inoltre, è mia intenzione introdurre sistemi più moderni che facilitino i collegamenti con le nostre comunità, mettendo così in relazione con la madre patria questo ampio numero di persone che, pur vivendo all’estero, desiderano essere informate su ciò che succede in Italia”.

Come pensa di realizzare, in concreto, maggiori collegamenti tra connazionali all’estero e Italia?

“In termini di logistica, ritengo sia utile stabilire dei siti di riferimento precisi attraverso la creazione di tre grandi punti. Ho individuato le sedi naturali di questi ‘head quarters’ in tre distinte città, la prima è New York, riferimento per tutti i rapporti con il Nord America, la seconda è Buenos Aires, ponte di comunicazione per i legami con il Sud America, e infine Roma come collegamento con l’Europa e con tutti i potenziali elettori che vi risiedono”.

Rimangono escluse Australia e Oceania. Non avete pensato a questa divisione?

“Per il momento questa parte della circoscrizione estero sarà coperta in maniera indiretta, in attesa di individuare persone e associazioni che possano essere interessanti al fine di sviluppare i nostri programmi”. 

I "tre grandi punti di riferimento" che intende individuare comporteranno l’istituzione di coordinamenti locali? Ha già in mente dei nomi per le nomine dei coordinatori? 

“Probabilmente saranno istituiti dei nuovi coordinatori, ma è prematuro parlarne. Sono stato nominato da pochi giorni e non ho ancora avuto la possibilità di occuparmi a fondo di tutti gli aspetti. Ciò che so, in questo momento, è legato alla mia conoscenza personale delle comunità italiane all’estero, ma so che il presente è molto diverso e va analizzato per trovare le soluzioni più idonee. Il futuro, invece, è una prateria aperta da esplorare”.

Quando parla di "rendere più moderni i collegamenti con i connazionali all’estero" si riferisce solamente ai sostenitori del partito o intende stabilire dei contatti anche con altri esponenti delle comunità italiana?

“Mi rivolgo a tutti, non solo ai sostenitori. Desidero realizzare un’operazione ad ampio raggio che non può e non deve essere limitata né condizionata dalla realtà del passato. Oggi ci troviamo in un’era completamente diversa, rispetto a quella che ci ha preceduto solamente fino a pochi anni fa, ed è necessario cambiare approccio, aprirsi al mondo attuale. Vorrei riuscire ad avere un quadro generale dei connazionali, sapere di che cosa si occupano, dove e quanti sono, per poi orientarsi su quelli più attivi all’interno dei paesi di residenza o nell’ambito delle proprie attività. Intendo coinvolgere i più brillanti e riuscire a motivarli per riprendere in mano la situazione del partito nel mondo che, ad oggi, appare purtroppo abbandonata e decisamente compromessa come hanno dimostrato le ultime politiche nel corso delle quali Forza Italia non ha certo brillato per i risultati raggiunti”.

Che cosa si è sbagliato in passato? Come si è arrivati all’ultima debacle elettorale?

“Poco coinvolgimento e molto personalismo. Questi, a mio avviso, sono stati gli errori più gravi”.

Si riferisce a dei nomi o ad alcuni esempi concreti?

“Non ho in mente nomi o esempi singoli. Si è sbagliato tutto, in linea generale ci si è orientati su pochi elementi ritenuti determinanti nell’interpretare il parere dell’elettorato estero dimenticando, però, di coinvolgere realmente le comunità e il territorio”.

Per quale motivo Berlusconi si è ricordato degli italiani nel mondo proprio ora? Forza Italia ha sempre dimostrato un forte disinteresse verso il settore, tanto da arrivare all’ecatombe delle ultime politiche con un solo parlamentare eletto all’estero. Il Cavaliere si è accorto di aver bisogno della circoscrizione estero?

“In realtà, più che disinteresse, negli ultimi anni Berlusconi ha registrato una profonda delusione da parte delle precedenti gestioni del partito all’estero. In questo senso posso prendermi una parte del merito perché sono stato proprio io a sensibilizzarlo sul tema. Negli anni d’oro ho fatto numerosi viaggi di lavoro con lui a New York e, in quelle occasioni, abbiamo avuto modo di approfondire in maniera molto positiva tutto ciò che riguardava il panorama degli italiani all’estero. Poi tutto si è annebbiato e sono cambiate molte cose, ma è bastato ricordargli quei giorni per convincerlo a puntare nuovamente su questa circoscrizione”.

Berlusconi ha puntato nuovamente sulla circoscrizione, ma non sull’onorevole Guglielmo Picchi che ne era il coordinatore. Per quale motivo non si è scelto di affidare l’incarico a lui?

“Picchi se ne occupava solamente in maniera ufficiosa. Ora che si è risvegliata la sensibilità del partito verso questo tema, si è deciso di procedere a nomine ufficiali e di affidare in maniera più incisiva la gestione di FI”.

L’onorevole Picchi sarà coinvolto nella gestione del partito?

“Non ho ancora avuto nessun incontro con lui, né ci siamo scambiati idee sul programma. Sicuramente la sua esperienza nel passato sarà utile per il presente e il futuro. Il suo punto di vista rappresenterà una risorse importante”.

E’ la prima volta che, alla guida di FI estero, non viene nominato un parlamentare. Da quale ragione deriva questa scelta?

“Non so dire se si tratti di un atto voluto. Anche se non siedo più in Parlamento da tempo, sono sempre molto attivo, seguo tutte le attività legislative e il partito sia al Senato che alla Camera”.

Chiamando la sede di Forza Italia non risulta ancora attivo nessun dipartimento estero che invece, fino a pochi anni fa, esisteva in via dell’Umiltà. Ha intenzione di riaprire un ufficio a Roma, che abbia anche solamente una funzione simbolica?

“Non so se ci sarà nuovamente un ufficio per il dipartimento. Mi sembra un aspetto marginale perché l’ufficio di Forza Italia estero è nel mondo intero. Logisticamente valuteremo se sarà possibile individuare un presidio centrale a Roma”.

Quali saranno i suoi primi viaggi?

“Sto ragionando anche su questo. Cerco di studiare il passato per vedere le cose positive e gli errori commessi, in base a queste valutazioni potrò stilare un piano organico di intervento e decidere da quali territori partire”.

Rinasceranno gli Azzurri nel mondo o saranno sostituiti dai club Forza Silvio?

“Sono due identità che possono convivere oppure unirsi tra loro, non ci sono limiti ai margini di azione”.

E’ favorevole all’abolizione dei Comites e del CGIE? Ritiene giusto il nuovo contributo di trecento euro per la richiesta di cittadinanza?

“Sono contrario all’abolizione ma, allo stesso tempo, sono totalmente favorevole alla revisione delle funzioni e dei costi di Comites e CGIE, anche in termini di funzionamento pratico e di utilità. Per quanto riguarda il contributo per la cittadinanza, non ho ancora abbastanza elementi per poter valutare e, di conseguenza, non ritengo corretto esprimermi sull’argomento”.

Una nostra lettrice ha criticato la sua età e la decisione di assegnare la gestione del partito a una persona ‘classe 1938’ affermando che è ormai tempo di fare spazio a risorse giovani.

“Fortunatamente la mia data anagrafica non corrisponde a quella naturale e, se il fisico riesce ad affrontare la fatica delle trasferte come è nel mio caso, non vedo problemi. L’esperienza e la saggezza che si acquisiscono negli anni sono più importanti dell’età”.