Perché non mi piace il Pd di Bersani – di Marco Chierici

L’uomo è probabilmente un buon uomo, probabilmente onesto, ma… troppi ma mi spingono a criticare la sua confusa coalizione e a dissentire sul programma. Gli elementi che su tutti prevalgono per me sono: la mancanza di decisionismo, la scarsità di carisma, la carenza di coraggio. Oggi, nelle condizioni in cui si trova l’Italia, serve un grande coraggio, un grande decisionismo e anche un sufficiente carisma per farsi ascoltare dalle folle senza abbassare lo sguardo. La popolazione aspetta risposte certe, forti e chiare. Bersani, invece, non rappresenta quel che serve agli italiani, che sono incazzati, delusi e depressi; Bersani rappresenta la vaghezza molle italica. Renzi gli dice che vuole dimezzare i parlamentari e lui mugugna ricorrendo alla demagogia: la politica la deve poter fare anche chi non è ricco… Ma sapete quanti milioni di euro i partiti prendono e spendono senza dovercelo dimostrare? Andate a consultare numeri e tabelle. E comunque gli italiani avevano abolito con un referendum questa porcheria poi ripristinata dalla casta, PD compreso. Renzi gli dice che vuole dimezzare i parlamentari e lui bofonchia. Il PD, bene o male, è in pista e nelle stanze dei bottoni da decenni, pur cambiando nome varie volte, ha avuto sempre percentuali alte e influenti, ma gli operai e gli impiegati sono oggi con salari da fame; cosa ha risolto la CGIL in decenni di cortei e bandiere rosse? Cosa ci lasciano i D’Alema, gli Occhetto, le Rosi Bindi, Bassolino e la Iervolino?

Negli ultimi vent’anni il PD non ha fatto altro che criticare Berlusconi, nient’altro, aria fritta, nulla di costruttivo. Il PD ha urlato al conflitto d’interessi e poi non lo ha risolto, nemmeno quando era al governo. Scorrendo con il dito la biografia di Bersani, non ho trovato traccia di lavoro, né come dipendente, né come imprenditore; nel 1980 era già in Regione per il Partito Comunista. Un Consigliere Regionale guadagna circa come un deputato. Il mio personale parere è che per fare il premier si debba avere avuto esperienze lavorative e non esclusivamente politiche a spese dei cittadini. Chi non conosce il mondo del lavoro, non può decidere della vita dei lavoratori. Come tanti suoi colleghi, anche di altri schieramenti, ha preferito stipendi da parlamentare ai rischiosi redditi di imprenditore o dipendente, e questo da sempre. Se le aziende pagano l’Irap anche se non producono utile è anche per la sua complicità (vedi il dicastero di Visco). Se paghiamo la vergognosa Imu sulla prima casa è anche per la complicità del PD. Se la nazione ha subito una enorme immigrazione incontrollata, è anche per colpa del PD.

Un’altra cosa che non riesco proprio a capire è la faccia tosta con la quale democristiani doc si sono imparentati con comunisti doc. Una volta si odiavano e ora si sono sposati. Peppone e Don Camillo si gireranno nella tomba!

Infine critico aspramente la vaghezza confusa sulle alleanze: apriremo a Vendola, ma anche ai moderati di centro (leggi Casini, Fini, Rutelli), ma anche a Monti. In questo modo la disorganica ammucchiata è compiuta e avremo altri anni di caos totale, anni inconcludenti, senza decisioni drastiche. Un elettore che dà il suo consenso ad una coalizione che rappresenta tutto e nulla, non può avere la mia stima. Non si può abbracciare idee che vanno dall’estrema sinistra vendoliana al cattolicissimo Udc di Casini, dall’ondivagare di Fini all’inconsistenza di Rutelli. Significa votare il nulla.

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