Perché non fare votare gli italiani all’estero alle Amministrative? – di Nello Passaro

Proviamo a ragionare sulla opportunità di poter esercitare effettivamente il diritto di voto alle  amministrative in Italia, essendo esso stato esercitato finora solo in via teorica, in quanto pochi sono coloro che hanno tale possibilità (bisognerebbe tornare in Italia per votare).

A tal fine è indispensabile tuttavia riflettere sul potere ed il valore politico ed amministrativo rappresentato dal diritto di voto degli italiani all’estero, nonchè sulle sue modalità di esercizio e sui suoi effetti. 

Il voto epistolare di cui siamo titolari permette l’esercizio effettivo del voto alle Politiche, consentendo una rappresentanza reale e diretta  attraverso l’elezione dei nostri rappresentanti in seno alla Camera e al Senato. Essi hanno la facoltà e il potere di intervenire su tutte le decisioni parlamentari e governative, che esse coinvolgano la vita degli italiani residenti in Italia o quella degli italiani residenti oltre confine.

Diversa è invece la situazione per quanto attiene il voto amministrativo. Esso trova dei forti condizionamenti, per le ovvie difficoltà a poterlo effettivamente esercitare, determinandone quasi la nullità dei suoi effetti. Un voto svuotato del suo potere effettivo, relegato a  valore meramente simbolico. Ne consegue che il coinvolgimento e la partecipazione degli italiani all’estero a livello decisionale territoriale  sia quasi nulla, come anche la loro rappresentanza.

Quanti sono in effetti i connazionali all’estero che si recano ai seggi elettorali in Italia per esprimere il loro voto e quanti coloro che fanno parte di organi territoriali? Pochi, anzi pochissimi, forse nessuno. La politica territoriale e la sua gestione trova in pratica, quindi, l’assenza a livello sia propositivo che gestionale da parte di quattro milioni di cittadini italiani residenti all’estero che debbono sottostare ai criteri di gestione di organi territoriali e di amministratori locali scelti senza il concorso da parte dei loro amministrati, i cui interessi sul territorio sono pari a quelli dei residenti a cui questa possibilità è invece garantita.

Proprio nel momento in cui il Parlamento italiano è orientato sempre più verso una politica di progressivo decentramento, lasciandone ai Comuni il compito di attuazione, questo aspetto assume un’importanza vitale se si vuole favorire la partecipazione democratica alla vita pubblica di tutti, indistintamente, i cittadini; partecipazione che, come innanzi detto, oggettivamente, viene preclusa ai cittadini residenti all’estero, rilegandoli ad un rapporto di subalternità non scevro da atti discriminatori e speculativi con il loro territorio di appartenenza.

Significativo in tal senso è il fatto che a noi cittadini italiani all’estero, non in possesso della cittadinanza del Paese ospitante, venga garantita la partecipazione alle amministrative.

Basti considerare gli effetti della politica fiscale operata finora nei confronti degli immobili degli italiani all’estero, che ha favorito e  determinato l’imposizione di decisioni amministrative territoriali penalizzanti, in assenza di una legittima rappresentanza dei propri interessi da parte di tutti, ma solo dei residenti, i cittadini contribuenti, per capirne la sua importanza e le sue conseguenze. Essa costituisce il cardine su cui si estrinseca il rapporto tra il territorio ed i suoi cittadini all’estero. Questioni di capitale importanza come l’Imu e i criteri di ripartizione degli oneri relativi ai servizi sugli immobili degli italiani all’estero non possono, per la loro portata ed incidenza, non trovare il coinvolgimento diretto dei contribuenti.

Per ovviare a questa situazione di disparità e di ingiustizia sociale non conforme ad una pratica di gestione veramente democratica, le strade da percorrere potrebbe essere:

–  l’estensione del voto epistolare anche a livello amministrativo per gli italiani all’estero

–  il Parlamento si assume l’onere di regolamentare (si potrebbe anche far ricorso  ad uno Statuto speciale) direttamente il regime fiscale e tutto quanto concerne gli oneri relativi ai servizi territoriali sugli  immobili, ed altro, degli italiani all’estero.

Il centro di interesse maggiore per gli italiani all’estero in Italia è costituito in primo luogo dal rapporto diretto con il territorio di appartenenza, da cui essi, per le considerazioni di cui sopra, vengono esclusi pur concorrendo con la loro presenza, con i loro investimenti e come contribuenti al loro sviluppo economico ed alla loro crescita sociale. L’importanza dell’espressione del voto amministrativo è determinata dalla validità delle stesse motivazioni alla base della richiesta e alla concessione del diritto di partecipazione alle politiche. Esso potrebbe trovare le stesse modalità di esercizio, o altre.

Affido queste mie considerazioni ai lettori di ItaliaChiamaItalia, con  la preghiera di farne oggetto di riflessione.

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