Per l’Italia una triste Befana – di Carlo Di Stanislao

Da Napoli, dove sta trascorrendo alcuni giorni di riposo, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, torna a manifestare la sua fiducia al Governo e dice che l’Italia saprà dimostrare la sua affidabilità al cospetto dell’Europa.

E oggi, a sorpresa, Mario Monti vola a Bruxelles, alla vigilia del bilaterale in Francia in programma domani, il che ha fatto immediatamente pensare alla possibilità di decisioni straordinarie sul caso italiano.  In questi giorni sia la commissione sia il Consiglio Ue lavorano a ranghi ridotti a causa della pausa delle festività e non sono previsti appuntamenti riguardo alla gestione della crisi finanziaria nell’eurozona a livello tecnico.

I soli "esperti" dei governi dell’eurozona stanno lavorando al progetto di trattato intergovernativo per il patto di bilancio. Eppure il volo anticipato di Monti crea molti sospetti.

Come allarmante è la notizia che la “befana finanza”, alla vigilia della festività cara ai bambini, non regala che cenere e carbone al nostro Paese, con una giornata di passione per Piazza Affari, che chiude nettamente peggio della media europea,  affossata dal tracollo di Unicredit e degli altri bancari. Un tonfo del 3,65%, con forte pressione sullo spread che ha superato i 520 punti base.

E non calano solo i bancari (con Unicredit maglia nera con -16,8%), ma anche gli energetici, mentre è in controtendenza Fiat, che chiude brillante, dopo l’annuncio dell’aumento della partecipazione in Chrysler e Pirelli,  unico altro titolo positivo. Pesanti perdite anche per Finmeccanica e Mediaset e, fuori dal Ftse Mib, tonfo per i titoli della galassia Ligresti, dopo l’entusiasmo della vigilia. Dopo aver varato una manovra dura, ma necessaria per tenere i nostri conti in ordine, l’Esecutivo Monti ora si accinge a compiere i primi passi nella direzione delle liberalizzazioni, del potenziamento infrastrutturale, della concorrenza e della riforma del mercato del lavoro.

Misure fondamentali per creare le condizioni del rilancio del nostro apparato produttivo e per la crescita economica del Paese. Ma è evidente che i mercati non sono rassicurati e che, forse, da rassicurare circa le nostre reali capacità ci sono ancora Sarkozy e l’Europa. Sono con Roberto Marmo che oggi ha scritto che “Dopo la ‘medicina amara’ del Governo in tema di economia l’Italia deve dunque avviare, e a tutti i livelli, anche una drastica ‘cura dimagrante’ che consenta allo stato e alle amministrazioni locali di essere più agili e meno gravose sui conti pubblici”.

Intanto cresce ancora il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che a novembre ha raggiunto il 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. Il dato è fornito dall’Istat, ed è il più alto da gennaio 2004. E sale anche  la disoccupazione di lunga durata, che dura cioè da più di 12 mesi, nel terzo trimestre del 2011, che raggiunge il 52,6% dal 50,1% del terzo trimestre 2010. Resta stabile il tasso di occupazione, fermo al 56,9% da tre mesi.

Tuttavia, il numero degli occupati scende a novembre di 28.000 persone su base congiunturale. Anche qui il calo riguarda la sola componente femminile. In una lettera al Messaggero c’è un lettore che commenta la notizia, data da Radio RAI 3 Mondo, che la fase due nel suo pieno sviluppo in Grecia, ha portato i cittadini ad abbandonare gli animali domestici, specie cani, perché la gente comune fa fatica a mantenerli. Il lettore dice che occorre guardare a questo dato con grande, diretta attenzione, perché, nonostante le rassicurazioni di Napolitano, noi ci staremmo avviando rapidamente a questa sorte, se ci affideremo solo ad economisti senza un briciolo di autentica politica, che sappia ragionare e rinnovare il sistema, dichiarando, infine, il capitalismo e il liberismo come sistemi sociali ed economici, fondati sul’egoismo, di respiro cortissimo. Salvati nel 1930 – 39 e 1946 – 80 da misure di tipo keynesiano, valide sì ma solo provvisoriamente, è tempo che essi siano superati,  col richiamo netto ai sistemi cooperativi, con l’affermazione della dignità del lavoro paritario e cooperativo, con la distribuzione proporzionale della ricchezza.
Oggi, il cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco ha iniziato il suo intervento nel salone di Palazzo Doria Spinola nello scambio di auguri per il 2012 incentrando il discorso sui temi sociali, del lavoro e dello sviluppo, della politica e delle istituzioni, giungendo ad affermare che sia la politica a regolare la finanza e non il contrario. “Non è possibile vivere fluttuando ogni giorno” ha detto il porporato, spiegando che “la politica non può prescindere” dal suo ruolo, ”se vuole corrispondere al suo mandato di promuovere la giustizia e il bene comune”.

Ciò che non ha detto è che di tecnici prestati alla politica di area cattolica è infiltrato il direttivo Monti a cui ora si raccomanda un primato non ragionieristico, così come, a pensar male si raccorderebbe “la pecora al lupo”.

Patognomonico, a tal proposito, il felpato, ma non troppo, screzio fra il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, caro alla UDC e la titolare del Welfare, Elsa Fornero, che agli ambienti cattolici è del tutto estranea. Il motivo del contendere è l’approccio alla riforma del lavoro e il modo di trattare con i sindacati, mentre la Fornero  non è dello stesso avviso e, sebbene, dice, si debbono ascoltare  le parti sociali e accertarne i suggerimenti migliorativi, il governo deve avere già un piano e metterlo nero su bianco e dunque, alla fine, si decide a Palazzo Chigi.

E questa non è la sola diversità di vedute nel pur sobrio governo montiano, dove screzi evidenti si registrano anche fra  cattolicissimi, ma di confessioni diverse:  Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, esponenti di gruppi da sempre l’uno contro l’altro.  Ora, dopo la raccomandazione di Bagnasco, si tratta di vedere quale politica (o confessione) dovrà prevalere. 

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