“Per la prima volta un governo vuole tagliare le accise sulla benzina anziché aumentarle”

“Salvini però dovrà trovare le risorse per pareggiare il gettito fiscale dato che gran parte del costo della benzina va allo Stato. Sugli aumenti il gestore non ha colpe”. Parla il presidente della Federazione Autonoma italiana benzinai

Martino Landi, Presidente Faib (Federazione Autonoma italiana benzinai), sul possibile taglio delle accise sulla benzina, parlando a Radio Cusano Campus ha detto: “In 37 anni di attività è la prima volta che potrei diminuire il prezzo perché tolgono le accise, di solito l’ho sempre aumentata perché i vari governi aumentavano le accise. Le accise oggi valgono il 50% del prezzo della benzina, se poi ci mettiamo sopra l’iva che grava sulle accise, oggi la tassazione pesa sul carburante circa il 70%. Il taglio promesso da Salvini varrebbe 5-6 centesimi, forse 7. Tagliare le accise vuol dire diminuire il gettito fiscale, se Salvini riesce a trovare le risorse per pareggiare il bilancio dello Stato rinunciando a una parte di accise, noi saremo ben contenti e felici. Su un litro di gasolio, 90 centesimi vanno allo Stato, 60 vanno alla compagnia petrolifera. Oggi alla vigilia di una manovra economica, il governo deve tenere conto anche del fatto che deve disinnescare l’aumento dell’iva”.

Il M5S diviso su taglio accise per motivi di tutela dell’ambiente. “Credo che sia un problema serio. Chiaramente l’utilizzo dell’automobile comporta vantaggi e svantaggi. Più si incentiva un settore più si creano posti di lavoro. La politica di questo governo va nella direzione di tutelare l’ambiente e favorire altre soluzioni. Altre soluzioni vanno benissimo come l’elettrico, poi anche noi dovremmo adeguarci a queste nuove opportunità. Però sui 30-40 miliardi che questo settore garantisce allo Stato poi il governo dovrà trovare soluzioni alternative. Dal 2007 al 2018 questo settore ha perso mediamente il 30% di erogato, in autostrada il 60%. La contrazione c’è stata negli anni della crisi più profonda, da qualche anno le vendite si stanno stabilizzando”.

Sugli aumenti delle ultime ore. “La colpa degli aumenti non è dei gestori, ma delle compagnie petrolifere. Siccome il prezzo della benzina è stato liberalizzato, ogni compagnia può decidere di vendere la benzina anche a 2 euro. Le liberalizzazioni sono state volute. La compagnia petrolifera, da remoto, può variare i prezzi della benzina anche durante lo stesso giorno. Il gestore di deve adeguare a quello che decide la compagnia petrolifera, siamo obbligati da un contratto. Un gestore guadagna da 2 centesimi al litro fino al massimo di 5 centesimi al litro, a seconda delle compagnie e da come viene venduto il prodotto. Tradotto in percentuale, l’incidenza del costo del gestore vale il 2%. Su 1000 euro d’incasso 650 euro vanno allo stato, 320 ai petrolieri e 15-20 euro rimangono come margine lordo del gestore, che però si deve pagare l’energia elettrica, le commissioni sulla moneta elettronica che sono una cosa scandalosa. Se uno fa 100 euro di gasolio con la carta di credito, il gestore deve dare 1 euro/ 1.30 all’istituto bancario. Il contante però è rischioso perché rapine e furti sono all’ordine del giorno. Evitare di avere sull’impianto i contanti significa sicurezza per gestori e clienti. Quindi noi siamo per i pagamenti elettronici, però vorremmo più giustizia”.