Pensionati italiani all’estero, in Argentina niente euro né dollari

La stretta sull’accesso alle monete straniere da parte dei residenti in Argentina ora colpisce anche le pensioni estere e quindi anche quelle erogate dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Italiano. Infatti, la Banca Centrale della Repubblica Argentina, dando un ulteriore giro di vite nella politica che ufficialmente tende ad “assicurare i risparmi dei residenti in Argentina” e la “’pesificación’ dell’economia del paese”, ha deciso mediante la risoluzione 5318 dello scorso 5 luglio, una serie di misure tra le quali anche quella che dispone che non potranno essere più pagate in euro o in dollari, come avveniva fino a quel giorno, le pensioni erogate da enti previdenziali dall’estero.
 
Nel caso specifico delle pensioni italiane, che vengono pagate in gran parte dal Banco Itaú e da altre banche con le quali esso ha accordi, chi non ha ancora riscosso il mese di luglio, riceverà solo pesos, mentre hanno ricevuto euro coloro che hanno una “caja de ahorro” ed hanno ritirato gli euro prima di quella data.
 
Dal mese prossimo però, a meno che non ci sia una risoluzione che risparmi i pensionati italiani (come è avvenuto in passato), tutti i pensionati INPS riscuoteranno in pesos, essendo ininfluente che abbiano o no un conto in banca. Naturalmente al cambio ufficiale, che è attorno a $5,70 ogni euro, almeno un peso in meno di quanto pagano “arbolitos” e “cuevas”, secondo i conoscitori del mercato di valute.
 
Come è noto, dall’inizio dell’anno il governo argentino ha preso una serie di misure che hanno come obiettivo per affrontare la crisi – anche se non viene riconosciuto – l’accumulo di valuta estera per pagare gli interessi dei bond nominati in dollari. Così prima è stata imposta la necessità di ottenere una autorizzazione da parte delle autorità fiscali, prima di comprare la valuta in banca; poi è stato deciso che non si può acquistare valuta per risparmiare, poi nemmeno per affrontare compravendite immobiliari e con l’ultima risoluzione, oltre a quanto riguarda il pagamento delle pensioni in pesos, è stato deciso un ulteriore irrigidimento delle disposizioni per coloro che comprano valuta per viaggiare all’estero.
 
Da quello che si è saputo, neanche l’intervento diplomatico italiano è servito a cambiare la situazione. C’è qualche voce che sostiene che le autorità argentine pretendevano l’elenco aggiornato dei pensionati italiani. Una pretesa – sostengono alcune fonti – che sarebbe in conflitto con le norme sulla privacy in vigore in Italia, e che porrebbe non pochi interrogativi sull’uso che di tali dati potrebbero fare persone o enti non autoritzzati.
 
Intanto monta la protesta tra i pensionati che si rivolgono ai consolati, ai patronati, alle associazioni e anche alle redazioni dei media della collettività.
 
“Mio marito è stato prigioniero di guerra, ha lavorato in Italia e ha fatto versamenti per quarant’anni in Argentina. Ci pagano una pensione di miseria e ora vogliono toglierci anche gli euro che riceviamo della pensione italiana! Gli euro sono nostri, non del governo argentino!”. E’ il tenore anche delle altre telefonate. L’Italia manda euro, non sono euro dell’Argentina, anzi, l’Argentina beneficia di questi euro. Perché ce li tolgono? Dovete scrivere qualcosa!
 
Dalle telefonate trapela l’indignazione e la disperazione di molti connazionali pensionati. “L’inflazione sta distruggendo le nostre pensioni, gli euro ci servivano per cercare di bilanciare i nostri conti, ma se ci pagano in pesos, non solo ci pagheranno meno, perché il loro cambio è fasullo, ma non potremo risparmiare, ammesso con non ci tocchi spendere tutto per poter sopravvivere!”
 
Nelle lamentele della gente, c’è la rabbia per le pensioni argentine, perché non c’è stato un adeguamento all’inflazione, così come, d’altra parte, non sono state rispettate le numerose sentenze della Corte Suprema che ha ordinato al governo di aggiornarle.
 
La gente telefona anche per chiedere a chi affidarsi, per chiedere l’intervento delle autorità diplomatiche, dei deputati Merlo e Angeli, dei senatori Caselli e Giai, dei numerosi consiglieri dei Comites e del Cgie dell’Argentina, dei vari Patronati italiani operanti nel Paese, dato che sono lavoratori in pensione le vittime di questa decisione del governo argentino.
 
Per adesso non ci sono notizie di reazioni di nessuno di questi enti o persone. I giornali argentini scrivono che in molti hanno paura di essere presi di mira dalle autorità argentine. Speriamo che non sia il caso dei nostri dirigenti e rappresentanti.   
 
S.O.S.
  Non si tratta d’un caso semplicemente amministrativo o consolare. La vertenza sembra ora squisitamente politica e ovviamente chiama in causa le autorità politiche italiane, il ministro degli Esteri, la nostra Ambasciata, i parlamentari da noi eletti.  La comunità italiana dell’Argentina merita gli interventi più autorevoli e tempestivi e merita di conoscere in dettaglio – per quanto possibile – i termini della gestione fin qui condotta.  Il governo argentino procede – come si vede – senza rispetto e senza memoria, frodando – in pratica – un buon 40% ai nostri pensionati, che non è poco davvero.  Né rispetto né buona memoria e gratitudine -come si vede- per la gente che ha lavorato per tutta una vita nella società argentina, dando quel fattivo contributo al progresso del Paese che retoricamente viene citato ad abundantiam in tanti discorsi e in tante manifestazioni fino al malgusto a volte.  Poi, però…  E qui entra la responsabilità delle autorità italiane da cui ci aspettiamo, in definitiva, che si adoperino perché si faccia giustizia.  I modi, i termini, il tono spetta alle autorità determinarli: note di protesta., negoziato tecnico e politico, interrogazioni parlamentari…  Noi dobbiamo reclamare e denunciare l’ingiustizia e l’abuso da parte argentina. Ed è quanto facciamo, mettendoci a disposizione per qualunque iniziativa corale si possa civilmente immaginare in favore dei nostri pensionati. Abbiamo detto il ministro degli Esteri, l’Ambasciata, i parlamentari: qualcuno deve trovare la maniera per far sentire questa protesta sacrosanta e per negoziare una soluzione civile, politica e giuridica che la circostanza consenta, informandone in dettaglio la comunità dei connazionali qui residenti. Che un’ampia e circostanziata informazione non guasta mai. 

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