PdL, Silvio è una barzelletta vivente: o no? – di Ricky Filosa

Silvio e’ una barzelleta vivente? Si e’ bevuto davvero il cervello una volta per tutte? L’età lo ha rincitrullito e la gnocca gli ha bruciato i neuroni? Interrogativi legittimi, visto che il Berlusca da qualche mese a questa parte non fa altro che avanzare per poi retrocedere; un passo avanti e uno indietro, in uno zigzagare che sembra non finire mai. Cosa succede a Silviuccio nostro? L’uomo del fare, non sa prendere una decisione definitiva? Non e’ più capace di porsi una meta e perseguirla con ogni forza? Sì, forse e’ cosi, forse l’ex premier si e’ davvero rincoglionito del tutto. O magari, chissa’, i fessi siamo noi, che guardiamo al dito e non alla luna.

Berlusconi e’ da sempre uno abituato a guardare lontano. Ok, ormai e’ un vecchietto anche lui – ma guai a dirglielo, si sente più giovane di Alfano! -, ma qualcosa della vita che fu gli sara’ pur restato addosso. L’abitudine a fare politica come se fosse una partita a scacchi non deve essergli passata. E allora e’ proprio per questo che a noi cittadini comuni le sue dichiarazioni – diverse e opposte, a giorni ravvicinati – appaiono quelle di un marziano. Ma Silvio ha sul tavolo il quadro generale: la difficile situazione che vive l’Italia, dunque la crisi economica nonche’ quella politica e sociale; il governo Monti che crolla nei consensi prima di tutto perche’ ha tolto molto a chi ha poco e quasi nulla ai veri ricchi; un partito spaccato al suo interno, in cui ciascuno vuol dire la sua ma in cui non esiste nessuno, ad oggi, capace di dettare la linea generale. Se questa e’ la fotografia, come non comprendere la titubanza dell’ex inquilino di Palazzo Chigi? Mi candido o no?: questo il dubbio berlusconiano. Un dubbio che nessuno e’ in grado di sciogliere davvero, se non lui stesso: Silvio. Ma se la fotografia fosse un’altra?

Se fosse proprio l’indecisione di Berlusconi a produrre il caos in un partito che attraverso il suo segretario ha cercato con forza il cambiamento? E se il semplice annuncio di una sua candidatura annullasse di colpo i benefici ottenuti sui mercati a costi altissimi per il popolo? Se cattivi consiglieri gli prospettassero ipocritamente un successo improbabile se non impossibile dopo le note vicende giudiziarie che lo hanno squalificato anche moralmente? Vale la pena far rischiare il collasso al Paese per un eccesso di autostima in verità assai vicino al delirio di onnipotenza? La Storia non si fa con i se, ma neanche con i ma.

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