PdL, riforme e crisi: non perdere altro tempo – di Marco Zacchera

Quando, lunedì sera, saranno resi noti i risultati dei ballottaggi alle elezioni amministrative il centro-destra dovrà prendere atto di una nuova sconfitta e il rischio è di riaprire il fiume dei discorsi, ma – sostanzialmente – rimandare tutto a tempi migliori e non decidere nulla.

Rinvio della legge elettorale (che in fondo va benissimo così a tutti i leader di partito), idem per riforme costituzionali sempre più sfumate, mentre aumenteranno i mugugni contro il governo Monti “colpevole” di far perdere voti, ma consapevoli che non ci sono altre soluzioni. Oltre l’80% degli elettori del PDL, infatti, dichiarano di non amare i tecnici al governo, ma credo sia necessario ammettere lealmente che portiamo la responsabilità di non aver risolto la crisi pur avendo governato l’Italia per otto anni sugli ultimi 10.

Ma se il centro-destra – proprio alla luce della imminente nuova sconfitta elettorale – non avrà il coraggio di osare e di unirsi privilegiando gli elementi aggregativi a quelli di divisione (e vale per tutti: dal PDL alla Lega all’UDC), l’empasse politico continuerà e Bersani (il nuovo che avanza!) vincerà le prossime elezioni politiche.

Nei giorni scorsi ho letto un interessante raffronto: in TUTTI i paesi dell’Unione Europea man mano che si vota stanno cambiando le maggioranze parlamentari: dove c’era la destra arriva la sinistra, ma così l’esatto contrario, segno che i cittadini sono stanchi, preoccupati ma anche indifesi. Soprattutto è evidente che un discorso di rigore e di sacrifici non paga in termini elettorali.

Credo invece che continuare su una strada impervia e tirare la cinghia sia l’unica cosa da fare perché altrimenti la barca-Italia affonderà. Ma ciascuno sarà convinto dell’utilità dei suoi sforzi se vedrà pagare di più chi può farlo e soprattutto se con questi sacrifici in qualche modo ripartirà l’economia, cosa che in Italia non avviene anche perché si è strozzati da una burocrazia costosa e sostanzialmente inutile, che auto-alimenta se stessa.

Ma a questo punto bisogna avere veramente coraggio di decidersi perché la linea discriminante non è più scegliere tra destra o sinistra ma se sia giusto (o possibile) conservare questo tipo di stato-garante che non è più in grado di difendere come prima tutte le categorie sociali.

Se vanno (come credo) tutelati i più deboli, soprattutto con una linea di soglia della povertà che si sta alzando, allora bisogna risparmiare, ma – conseguentemente – non possiamo mantenere una struttura pubblica così imponente e, per esempio, occorre ammettere il principio del licenziamento per dipendenti pubblici che non “rendono”, permettere mobilità o almeno aumentarne l’orario di lavoro per tutti, visto che non si possono giustamente assumerne di nuovi.

Non si può insomma voler lavorare 36 ore la settimana e pretendere – per esempio – l’assistenza sanitaria gratis per tutti.

Ma è nei lavori pubblici che soprattutto si può risparmiare dando più autonomia e responsabilità decentrata, più velocità nelle procedure con controlli a campione ed eventuali “stangate” vere, inequivocabili, veloci per chi si comportasse male.

Non si può mantenere  – nel nome di una trasparenza che diventa sempre più di forma e non di sostanza – un sistema di controlli “formali” costosi e complicanti, ma che alla fine non vanno al centro del problema visto che i lavori pubblici in Italia costano ben di più che all’estero! La corruzione la si argina con la semplicità e le verifiche serie, non con la sola osservanza di procedure. Lo stesso vale per tutta una serie di leggi formalmente “progressiste” ma sostanzialmente demagogiche che rallentano tempi, complicano la vita, generano corruzione e costano alla fine una quantità di soldi inutili che fanno allontanare gli investimenti. Già è difficile gestire la crisi, ma se poi si impedisce di investire meglio allora andare altrove come stanno facendo tantissime aziende italiane e addio al lavoro in Italia.

Ci siamo allargati e torniamo al centro-destra: o avrà il coraggio di affrontare anche questi temi (che interessano ben di più che non il controllo delle frequenze TV o i cavilli sul reato di falso in bilancio) o non ha più senso continuare a chiedere poi il voto agli italiani.

*già deputato PdL, sindaco di Verbania

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