PdL, Pd, Lega, riforme e legge elettorale: la giornata politica

Nell’orizzonte finanziario di Mario Monti non ci sono angeli ne’ demoni: i mercati esprimono soltanto un giudizio legato alle potenzialita’ economiche dei singoli Paesi. Ora, con il vertice di fine giugno secondo il premier si e’ fatto un passo decisivo verso un’Europa piu’ stabile e piu’ orientata alla crescita. Dunque si puo’ essere moderatamente ottimisti. A condizione, si capisce, di convincere questi benedetti mercati che il risanamento e’ davvero in atto. Ecco spiegata l’importanza cruciale che il governo annette alla spending review, cioe’ alla revisione dei costi dello Stato. Non si trattera’ di una manovra bis, ha detto il Professore alle parti sociali, ma di una serie di interventi strutturali per abbattere la spesa pubblica, la zavorra che grava sulle spalle di ogni cittadino. Eppure i sindacati non si sono convinti: sono sul piede di guerra e non escludono lo sciopero generale. Perche’ ci sono solo tagli, protestano, e nessun sostegno all’occupazione.

Certo, per evitare l’aumento dell’Iva servono 4,2 miliardi (cifra peraltro insufficiente a coprire anche il buco degli esodati e del terremoto): ma la richiesta e’ quella di discutere i tagli nel merito. Richiesta avanzata anche dal Pd. A questo punto i margini di manovra del premier sono esigui. Sara’ pur vero che l’Italia nella notte di Bruxelles ha ottenuto un successo politico insperato grazie ad una serie di ‘passaggi arditi’, ma l’impressione e’ che i risultati si raccoglieranno solo a fronte di riforme visibili da parte delle istituzioni Ue.

Dai vertici (van Rompuy e Barroso) e’ giunto un secco no ai veti di Olanda e Finlandia sullo scudo antispread che costituisce – anche mediaticamente – il successo piu’ importante di Monti. E’ una dimostrazione di fiducia. Angela Merkel, alla vigilia della bilaterale di Roma, e’ stata assai piu’ ambigua. In realta’ la Germania ha semplicemente aperto uno spiraglio al processo di integrazione europea (‘gli eurobond non sono piu’ un tabu’ ‘, osserva Monti), ma non ha messo un euro sulla condivisione del debito ne’ lo fara’ nel prossimo futuro. Il sostegno alla moneta unica e ai bilanci degli Stati dovra’ venire dalla Bce che avra’ d’ora in poi, come osserva il New York Times, il ruolo chiave di guardiano degli equilibri monetari e anche del rispetto degli accordi da parte dei Paesi in difficolta’ che richiederanno l’interventi dell’Esm (il fondo europeo salva-Stati). Si capira’ qualcosa di piu’ preciso in occasione dell’ eurogruppo del 9 luglio, chiamato a tradurre in pratica lo scudo antispread. Come dice Monti, l’Ue non puo’ essere solo un ‘corsetto di regole’ ma deve realizzare anche un’integrazione positiva. Pero’ bisogna riconoscere che la diffidenza nei confronti degli accordi politico-finanziari europei e’ storicamente fondata. Il maggiore problema del premier in questo momento e’ mantenere l’equilibrio tra le assicurazioni fornite in sede Ue e i malumori della sua ‘strana maggioranza’.

Intanto Pierluigi Bersani gli chiede di discutere nel merito il piano di tagli in modo da ricavare ‘un po’ di soldi’ per gli investimenti in favore dell’occupazione. Insomma di adottare anche misure di carattere espansivo e di concertarle con i sindacati. E poi il Pdl lo mette in guardia dal trasformare l’esecutivo in un ‘laboratorio del nuovo centrosinistra’: ‘non potremmo assistere inerti’, avverte Maurizio Gasparri. Che cosa significa? Semplicemente che i berlusconiani non hanno ancora maturato una strategia per il 2013 e temono l’asse Casini-Bersani cioe’ un’alleanza che sposti a sinistra una buona parte dell’area moderata o, peggio, finisca per destabilizzare il Pdl.

Il terreno di scontro sono le riforme e la legge elettorale. Fino a che punto il Pdl spingera’ la sua battaglia per federalismo e presidenzialismo nel tentativo di ravvivare l’asse del Nord con la Lega? Il rischio e’ che tutto finisca per insabbiarsi. E’ uno scenario che Monti teme sebbene si sia assegnato un traguardo limitato alla primavera 2013. In gioco infatti e’ la validita’ del ‘governo del Presidente’, anche in vista di un futuro nebbioso. Cosi’, il premier ha chiesto alla coalizione di impegnarsi con chiarezza a difesa della ministra Elsa Fornero contro la quale l’Italia dei Valori ha presentato la mozione di sfiducia. Prima del voto Monti si esporra’ personalmente a difesa del ministro del Lavoro e si aspetta – e’ il sottinteso – un atteggiamento analogo da Pdl, Pd e terzo polo. In fondo il suo governo e’ nato proprio per varare e presentare in Europa due riforme chiave: quella delle pensioni e quella del lavoro. Sfiduciare la Fornero significa sfiduciare lo stesso Monti.

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