PdL, La sfida di Alfano – di Giampiero Pallotta

Angelino Alfano

Angelino Alfano è ufficialmente il segretario generale politico del PdL e ha di fronte a sè un compito immane. E’ consapevole che per avere successo dovrà ritornare al programma di Silvio Berlusconi illustrato nel discorso del 26 gennaio 1994 quando decise di scendere in campo. Dovrà completare quel programma che soltanto parzialmente e’ stato realizzato, non per cattiva volontà o incapacità di Berlusconi, ma perchè in tanti glielo hanno impedito. Alfano dovrà cercare di mettere insieme una sincera e leale alleanza di tutte le forze liberali e democratiche che sentono il “dovere civile” di impegnarsi per il bene dell’Italia. Purtroppo, nonostante l’impegno profuso da Berlusconi, in Italia non c’è stato quel “rinnovamento” sperato ed e’ rimasta un Paese “arretrato” in molti aspetti della vita sociale e politica.

L’Italia ha urgentemente bisogno di persone di esperienza consolidata, “creative” ed “innovative”, capaci di far funzionare lo Stato. C’e’ una frase nel discorso del 1994 che, purtroppo, e’ ancora attuale: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna”.

Berlusconi, e tutti coloro che hanno creduto nell’avventura di Forza Italia, sognavano di trasformare l’Italia in una società “libera” di donne e di uomini, dove non ci fosse piu’ la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe ci fosse stata la “generosità”, la “dedizione”, la “solidarietà”, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita. Volevano dare agli italiani una forza politica fatta di uomini nuovi che esprimessero un governo che attuasse un programma di impegni concreti. Volevano rinnovare la società italiana e dare sostegno e fiducia a chi creava occupazione e benessere. Volevano accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche della globalizzazione. Volevano dare spazio a chiunque aveva “voglia di fare” e di “costruire il proprio futuro”, al Nord come al Sud. Volevano un governo e una maggioranza parlamentare che riconoscessero un’adeguata dignità al nucleo famigliare, che aiutasse i più deboli, chi cerca lavoro, chi ha bisogno di cure, chi e’ in pensione con un modesto vitalizio dopo una vita operosa. Un governo e una maggioranza che avessero saputo garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza. L’obiettivo era di farla finita con una politica di “chiacchiere incomprensibili”, di stupide baruffe e di politica con “politicanti” senza mestiere. Il sogno era di realizzare un Paese più “giusto”, più “generoso” verso chi ha bisogno, più prospero e sereno, più moderno ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. I sogni finiscono all’alba e il sogno dei “forzisti” italiani sta per svanire dopo 17 anni, seppure parte del sogno si e’ realizzato. Ora sta ad Angelino Alfano far continuare quel sogno perche’ e’ sacrosanto che l’Italia diventi un Paese come quello che nel 1994 sognavamo che diventasse. Il Pdl deve tornare alle “radici”. Deve attuare una riforma “autentica” della spesa pubblica. La revisione e ristrutturazione della spesa pubblica erano state avviate dal governo Berlusconi nel 2001, ma sono state bloccate da chi era ed è attaccato alla prima Repubblica.

Manca l’“etica morale”. Manca la cultura della “efficienza” e del “merito”. Bisogna fare riforme piu’ forti, non un taglio simbolico degli stipendi dei parlamentari, ma tagliarli almeno del 50%. Bisogna dimezzare i parlamentari. Abolire le province. Bisogna trasferire ai privati molte funzioni come hanno fatto l’Inghilterra, la Germania e Obama. E’ finito il tempo della politica che chiede sacrifici ai cittadini e salva i privilegi delle “caste”. Bisogna tutelare i piu’ deboli ed abbattere i privilegi di chi la pancia l’ha già piena e bisogna farlo subito, ora, se il governo vuole evitare la “rivoluzione d’ottobre”. Alfano deve impegnarsi a far diventare il Pdl un partito che sia veramente “solidale”,  “riformista” e “liberale” coinvolgendo tutte le forze veramente democratiche e “responsabili”; se non lo farà lui lo faranno gli altri. I vuoti politici vengono sempre colmati, come fece Berlusconi nel 1994.

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