PdL, fra falchi e colombe il dibattito interno continua – di Gabriele Polizzi

05/12/2011 Roma, Camera dei Deputati, informativa urgente del Governo in tema di provvedimenti economici, nella foto Fabrizio Cicchitto, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano

Continua la discussione all’interno del PdL, dopo lo “strappo” – non ancora definitivo – fra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, in occasione del voto di fiducia al governo Letta. “Alfano di fatto sta creando un centro che rischia di essere subalterno alla sinistra". Ad affermarlo è Renata Polverini dalle pagine del Messaggero. L’ex governatore della Regione Lazio dice: "Se vince la sua linea andremo via". E aggiunge: "In questi ultimi giorni abbiamo tutti apprezzato la ritrovata determinata fermezza di Alfano, ma un anno fa Alfano lo avrei apprezzato se avesse avuto la stessa forza nel difendere dalla bufera Fiorito coloro che avevano lavorato bene nel Lazio".

Risponde a quanti nel Pdl chiedono un congresso senza mezzi termini Fabrizio Cicchitto che, intervistato dal Resto del Carlino, dice: "Abbiamo vinto, la linea è decisa", "Silvio è il passato, Angelino il futuro". "La gente di centrodestra non ne può più di estremismi – aggiunge -. La manifestazione davanti al Tribunale di Milano, le dimissioni dei parlamentari e la crisi di governo non ha aiutato nessuno, né il partito, né Berlusconi". Rispondendo poi sull’ipotesi della nascita di gruppo parlamentare autonomo, il deputato Pdl risponde: "Congelata, prima di superarla dobbiamo vedere come si evolve il dibattito interno".

Intanto Sandro Bondi, senatore PdL, in una nota dichiara: “Leggo sulla stampa di essere stato assoldato da questo o quel gruppo interno al Pdl. Non è così. Della mia vita e del mio futuro politico decido io, e lo deciderò al momento opportuno. Ma fin da ora posso dire che il mio impegno va solo nella direzione di una rinnovata unità del partito, ma mai – mai – sull’onda di un’operazione che sacrifichi la nostra storia e calpesti la libertà e la dignità del Presidente Berlusconi".

Mariastella Gelmini, intervistata dal Corriere della Sera, sottolinea che "le ragioni dell’unità" del Pdl "devono prevalere, ma non può essere un’unità di facciata, occorre uno sforzo da parte di tutti per non disperdere la nostra identità liberale senza mettere a rischio il sostegno al governo a cui abbiamo rinnovato da poco la fiducia. Lo scudo della stabilità di governo – afferma la Gelmini – non deve diventare un alibi per stravolgere l’identità culturale e programmatica del centrodestra, per archiviare il bipolarismo, per virare verso un centro molto affollato ma non attrezzato ad affrontare scelte forti contro la crisi". Dunque, sono "difficilmente eludibili" le due questioni relative "all’identità del centrodestra", nonché alla "necessità di introdurre la selezione democratica della classe dirigente a tutti i livelli. Attraverso il congresso, e nel frattempo, almeno gli stati generali. Abbiamo atteso anche troppo. Noi lealisti rappresentiamo il main stream del partito, il grande corpaccione, che magari non è così organizzato, ma che è in sintonia con la base dei militanti: bastava guardare ieri la reazione della nostra gente sui social network. Il partito non si riduce a due minoranze: né quella dei falchi ma neppure quella dei governativi". Il dibattito interno al PdL continua.