PdL, comanda Berlusconi o Alfano? Capezzone: stare uniti

E così Silvio Berlusconi è pronto a fare il ministro dell’Economia di un eventuale governo guidato da Angelino Alfano, attuale segretario del Popolo della Libertà. Nella base del centrodestra qualcuno esulta, altri sorridono amaramente e non sono pochi quelli che piangono proprio. Se per una parte degli elettori PdL Silvio è ancora il numero uno, per molti altri il Cavaliere ha ormai finito il suo ciclo politico e farebbe bene a farsi da parte una volta per tutte.

E poi c’è un problema di leadership: chi comanda nel PdL, Alfano o Berlusconi? Il segretario è davvero indipendente o è un burattino legato all’uomo di Arcore?

Daniele Capezzone, portavoce azzurro, prova a fare una sintesi di quanto sta accadendo all’interno del partito, intorno al quale – a suo dire – “ci sono troppi profeti di sventura”. Il portavoce spiega che “sono ancora maggioritari” gli elettori “alternativi a questa sinistra”, e si dice “convinto che Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e tutto il Pdl lavoreranno nella direzione attesa da tantissimi italiani: una proposta liberale centrata sul trinomio ‘meno debito, meno spesa, meno tasse’. Esiste un patrimonio di proposte precise, specie sul versante economico e sociale, a cui abbiamo lavorato in tanti, e che attendono solo di essere messe in campo”.

Per poterle mettere in campo in maniera concreta, però, occorre governare e per governare bisogna essere capaci di vincere le elezioni. E in questo momento la situazione che vive il PdL è davvero delicatissima. I sondaggi sono a picco, il partito è spaccato, non si riesce a trovare una linea comune nonostante le dichiarazioni di facciata. E poi c’è l’Udc di Casini. Anche su questo, Capezzone ha la sua opinione: se il leader centrista “davvero accettasse l’idea di una convergenza con Bersani in nome di un tatticismo sfrenato e di qualche vantaggio particolare, commetterebbe un drammatico errore strategico. In una simile ammucchiata, infatti, rispetto ai temi economico-sociali, o Casini soccomberebbe rispetto all’egemonia culturale della Cgil, oppure non potrebbe fare altro che assistere all’esplosione di contraddizioni che impedirebbero a una simile armata Brancaleone di governare”. L’analisi di Capezzone non fa una piega: l’elettorato di Casini non pende a sinistra, anzi. E quando Pierferdy si è alleato con i comunisti, ha sempre perso.

Lo sbilanciamento di Casini verso Bersani, spiega ancora il portavoce PdL, è certamente una ragione in più per il partito guidato da Alfano e Berlusconi per riprendere “il filo di una proposta economica convincente per il Paese, che unisca l’area liberale, riformatrice, modernizzatrice, alternativa a questa sinistra”. Sempre che si riesca, prima o poi, a decidere chi comanda davvero all’interno del PdL, chi è la guida da seguire, quale la voce da ascoltare. Insomma, sempre che si riesca a fare chiarezza in una situazione che oggi appare più che mai confusa.

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