PdL, Berlusconi ai frondisti: Non vi sopporto più – di Gabriele Polizzi

Silvio Berlusconi è stanco dei frondisti del suo partito, non ce la fa più. Non li sopporta proprio. Per questo, non ci vuole neppure parlare. "Pensaci tu", dice ad Angelino Alfano, segretario politico del PdL. Non si può più andare avanti così, si sfoga il Cavaliere: "Ognuno dice la sua a ruota libera e sta diventando un caravanserraglio imbarazzante". C’è poco da lamentarsi, fa capire il presidente del Consiglio ai malpancisti targati PdL: qui c’è poca possibilità di gioco, possiamo fare pochissimo e dobbiamo farlo molto velocemente.

Per quanto riguarda la tassazione retroattiva dei capitali "scudati", il premier chiude tutte le porte, dopo averci riflettuto attentamente. Per lui è qualcosa di "improponibile", perchè "lo Stato non può violare il patto con i contribuenti, sarebbe un pericoloso precedente". La proposta era arrivata dal Pd e diversi settori della maggioranza l’avevano considerata possibile. Ma a questo punto sembra qualcosa di cui non si parlerà più.

Il Berlusca è nervoso. Sarà che è alle prese con una dieta molto stretta ("devo perdere almeno 5 chili"), e per questo forse più irritato del solito. Ma è vero anche che nel PdL non ci possono essere mille voci diverse. Nel partito c’è un capo, c’è un segretario, ci sono i capigruppo: si tracci la linea e ci si muova tutti insieme allo stesso modo per raggiungere l’obiettivo. Basta con queste liti interne, basta con questo cicalio di sottofondo. "Basta al prolificare di proposte non concordate, in contrasto tra di loro e soprattutto mai discusse nella maggioranza", avverte Silvio. Giustamente.

Intanto resta fissato per la prossima settimana l’appuntamento di Alfano con i vari frondisti: a loro il segretario spiegherà che c’è poco da fare. E che è meglio si mettano l’anima in pace, che la smettano di volere fare i protagonisti della situazione. Soprattutto, che la smettano di lamentarsi. Eh già, perchè non sono pochi i parlamentari che non digeriscono il doppio contributo di solidarietà. Cosa volete: la casta è sempre la casta!

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