PdL, Berlusconi: ‘restiamo uniti’. E Gasparri indica gli errori da non fare

Il Popolo della Libertà vive in questi giorni un dibattito interno molto intenso. Da una parte gli “alfaniani”, quelli che “tifano” per Angelino, il segretario azzurro; dall’altra, i “lealisti”, coloro che sono dalla parte di Silvio Berlusconi, senza se e senza ma. E’ un continuo confronto, all’interno del partito: ma il Cavaliere, il fondatore, cosa vuole? “Voglio un partito unito, è la cosa piu’ importante. E chi puo’ tenerlo assieme è Angelino Alfano": sarebbe proprio questo – secondo alcuni retroscena – il Berlusconi-pensiero a pochi giorni dalla sofferta fiducia al governo Letta.

L’uomo di Arcore, certo, si sente ferito e amareggiato dalle parole di Enrico Letta sul termine della sua parabola politica. Il Cavaliere ha sofferto nel profondo per lo strappo politico di Angelino Alfano, il suo “delfino”, e dei cinque ministri a Palazzo Madama: ministri che lui stesso ha voluto al governo. Nonostante tutto, Silvio continua a pensare che la cosa più importante sia mantenere unito il PdL o Forza Italia che sia. Berlusconi dice a tutti di abbassare i toni e invita a trovare un accordo fra lealisti e alfaniani: ma su quali basi possa reggersi tale accordo, resta per ora un mistero.

GASPARRI, “EVITIAMO ERRORI” Intanto il dibattito continua. Oggi è stato un po’ il giorno di Maurizio Gasparri, senatore azzurro, vicepresidente del Senato, che ha invitato il PdL a evitare errori, perché “un grande e unito partito del centrodestra, bipolare, nettamente alternativo alla sinistra e leale con il suo fondatore, ha il dovere di trovare una sintesi sulle politiche e sui dirigenti".

Per Gasparri gli errori da non fare sono principalmente cinque: “1): spaccare un grande partito mentre è in corso un attacco ingiusto e totale a Silvio Berlusconi. 2): fare quello che i nostri competitori di sinistra si augurano avvenga, e cioè dividere i gruppi parlamentari. In casa nostra non comandano Enrico Letta, Epifani, Scalfari, Bindi o Cuperlo. 3): cedere alla tentazione neo centrista, mai premiata dagli elettori (vedi Monti e C.) e destinata a creare un centrino subalterno alla sinistra. 4) rinunciare al bipolarismo. Gli italiani non vogliono estremismi, ma non rinunciano a un sano e trasparente confronto tra due progetti alternativi. 5): farsi dettare la politica fiscale da Fassina e quella dell’immigrazione dalla Boldrini".

GELMINI, "BENE GAPARRI" Cinque punti nei quali probabilmente si rivede la base azzurra. Punti sui quali interviene, fra gli altri, Mariastella Gelmini, vicecapogruppo Pdl alla Camera: “Il pentalogo di Gasparri per me e’ perfetto. Abbiamo infatti sempre combattuto con coraggio la tentazione di questi 5 errori, una tentazione che si e’ fatta purtroppo ciclica e ricorrente in quest’ultimo anno". “Attenzione – aggiunge l’ex ministro -, perche’ il tentativo di archiviare Berlusconi vuol anche dire tentare di archiviare la sua conquista politica, il bipolarismo, e la prospettiva liberale che le larghe intese non possono annacquare". Giusto. Ma in ogni caso archiviare B non è mica così facile. Lo dice persino Dario Fo: “Silvio finito? No, lui torna sempre, sul più bello recupera e sorprende tutti”. Parola di premio Nobel.

SCHIFANI, "SCISSIONE? FILM SURREALE" "All’interno del Pdl non e’ stato sottoscritto nessun documento politico. Questo film della scissione e’ totalmente surreale anche perche’ Berlusconi rimane il leader del centrodestra". Lo ha detto Renato Schifani durante la registrazione di Porta a Porta. Riferendosi all’intervista di Fitto al Corriere della Sera, il capogruppo dei senatori del Pdl ha definito "un errore parlare di organigrammi in un partito nel quale Silvio Berlusconi ha sempre parlato direttamente agli italiani. Berlusconi e’ tuttora il garante e il collante del centrodestra. Non dobbiamo consentire – ha concluso Schifani – lacerazioni e litigi al nostro interno perche’ in questo modo allontaneremmo gli elettori dal nostro partito". (LN)