PdL, Alfano piange. E Silvio si candida ‘per tutelare i propri interessi’

Dopo la (ri)discesa in campo di Silvio Berlusconi, nel PdL – ma in realtà nella politica italiana in generale – c’è grande effervescenza. Non tutti, all’interno del Popolo della Libertà, sono contenti dell’annuncio del Berlusca: sì, certo, ufficialmente sono tutti raccolti nello slogan “forza Silvio”, ma dietro le quinte più di qualcuno esprime le proprie perplessità.

Certo è che Berlusconi con la sua decisione di tornare in prima fila, ha bruciato Angelino Alfano. Già, il segretario del PdL ci aveva creduto davvero: aveva creduto possibile rinnovare il partito, a cominciare dai vertici. Aveva creduto che lo strumento delle primarie si potesse realizzare. Aveva persino creduto di poter essere il candidato premier del centrodestra nel 2013, sostenuto da tutto il partito. Ma così non sarà: il candidato premier sarà l’uomo di Arcore, le primarie non si faranno più, nel PdL non c’è ombra – ad oggi – di rinnovamento.

Deluso Alfano. Che nel vertice di venerdì, a Palazzo Grazioli, avrebbe persino pianto. Già, il segretario in lacrime. A raccontarlo, durante un’intervista radiofonica, è Diego Volpe Pasini, consulente di Silvio Berlusconi (sua l’idea, lanciata qualche settimana fa, di arruolare Matteo Renzi nel centrodestra e proporlo come candidato premier). Pasini parla di  un Alfano “in condizioni psicologiche molto difficili”, lui che “è stato catapultato in un ruolo non suo” e che dopo le elezioni amministrative ammise pubblicamente la sconfitta: un errore, per Silvio Berlusconi, che “si arrabbiò tantissimo”. La verità, secondo Pasini, è che Alfano “non è mai stato un leader, ma il segretario del partito. Berlusconi sperava che lo fosse, ma le cose sono andate in un altro modo. Non ci può essere un altro con Berlusconi presente”.

E così il Cav ci riprova, perché “vuole confermare di avere ancora consenso e tutelarsi dagli attacchi della magistratura. Si ricandida anche per tutelarsi, fare politica lo ha difeso dal rischio pazzesco di essere massacrato più di quanto non sia comunque avvenuto”. Ma allora Silvio ha preso la decisione di tornare a candidarsi solo per tutelare i propri interessi? Beh, noi non ci vogliamo credere. Sarebbe davvero una novità, per il Berlusca, quella di pensare prima ai propri interessi personali che al bene del Paese. Suvvia, che barzelletta è questa?

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