PdL, Alfano: Chi non ci crede, lasci spazio ad altri

Ultimo giorno di Atreju, la festa dei giovani del PdL. Oggi è stato il turno di Angelino Alfano, segretario politico del Popolo della Libertà. Prima di tutto Alfano ha ricordato la tragedia dell’11 settembre, a dieci anni dall’attacco terrorista agli Stati Uniti, che "ha cambiato il concetto di libertà nel mondo". "Non si e’ trattato solo di un attentato contro gli Usa e contro l’amministrazione Bush, ma e’ stato un attentato al concetto di liberta’ degli individui. Quell’episodio ha cambiato la nostra concezione della libertà". Per il segretario "il cammino verso la liberta’ non si conclude mai, perche’ c’e’ sempre qualcosa o qualcuno che lo vuole impedire o mettere in discussione. Noi italiani come europei e il popolo degli Stati Uniti siamo uniti perche’ crediamo nella liberta’ e nella centralita’ della persona umana".

Il ricordo che ha Alfano dell’11 settembre 2001 è un "ricordo tragico, drammatico, ma anche estremamente identitario. Ho sentito che qualcosa dentro di me sarebbe cambiato. Abbiamo avuto la possibilita’ di vivere un tempo della Storia che entrera’ nei libri di storia: e’ stato il piu’ grande attentato alla liberta’ e alla sicurezza dell’Occidente, e’ stato un attentato all’idea e al principio di libertà".

L’ex Guardasigilli parla poi del partito: il PdL che desidera costruire è un partito in cui va avanti solo chi se lo merita, chi crede nel progetto e ha degli ideali e per questi si batte. Parole che suscitano un applauso scrosciante da parte dei giovani del Pdl presenti in platea. "Abbiamo avviato la stagione del tesseramento del Pdl, e tanti mi hanno detto ‘siamo con te’, poi c’e’ anche qualche solone che ha detto che con la base ci sono problemi: noi siamo consapevoli che il momento e’ difficile, ma non e’ nei momenti facili che si misurano gli attributi. Noi vogliamo il partito dei militanti, la fede e la voglia di combattere, altrimenti va a finire che ci scambiamo solo interviste sui giornali, facendo a gara a chi da’ la martellata piu’ forte sulle dita dell’altro". Basta a interviste che servono solo per acquisire visibilità: chi crede davvero nel PdL "giochi la partita, chi non ci crede si metta ai bordi del campo" e lasci spazio ad altri.

"Mi battero’ perche’ si voti per tutto e su tutto, perche’ ci sia l’elezione dal basso di ogni leader anche locale, mi battero’ perche’ ci sia il consenso che e’ da conquistiare perche’ sei il piu’ bravo e hai passione, e dobbiamo dare forza a chi ha voglia di fare politica così". 

A parere di Alfano la nuova legge elettorale dovra’ "tutelare al massimo il rapporto tra parlamentare e cittadino, togliendo potere alle ristrette oligarchie che pensano di poter amministrare il consenso a proprio piacimento, trasformando la democrazia trasparente in democrazia opaca".
 
"Quando si riunira’ nuovamente il tavolo delle regole per scrivere le norme di vita interna del partito, intendo far prevalere il principio che tutti i nostri candidati, dai sindaci ai presidenti di Provincia o Regione, debbano essere votati e eletti dagli iscritti. Dobbiamo rovesciare il principio che le decisioni piovano dall’alto verso il basso. Le decisioni verranno dalla base, ecco cio’ che dobbiamo fare". Un principio che non si sa se verra’ adottato anche per la scelta del candidato premier. Alfano e’ prudente: "Siccome manca ancora tanto tempo e siccome abbiamo tante cose di cui occuparci ancora, credo sia opportuno decidere piu’ avanti, quando sara’ il momento".
 
Dopo la nuova investitura ufficiale da parte di Silvio Berlusconi, che sogna di vederlo sedere sulla poltrona di palazzo Chgi, Angelino Alfano minimizza le parole del presidente del Consiglio, spiegando che lo fa per modestia: "Vivo la sua dichiarazione come un atto di affetto, stima e di una certa generosità". Ma, scandisce, "credo che uno possa ambire a un proprio ottimo futuro se lavori bene e tanto per realizzare un ottimo presente". Dunque, "dovro’ lavorare bene come segretario del Pdl, prima devo fare bene questo e poi chi vivra’ vedra’. Io non sono una persona ambiziosa, sono assolutamente gratificato da cio’ che la vita mi ha dato. Non e’ mio diritto sperare ad avere di piu’, sono felice di quello che ho".

Alfano vuole un partito che lavori sul territorio, costantemente. Per questo, suggerisce di abolire i fine settimana per i dirigenti del partito e gli eletti a livello locale e nazionale, almeno fino al 2013. Eletti e vertici del partito devono "andare in giro e mettere a disposizione del partito quello che dal partito hanno ricevuto". Quindi quando finisce la settimana "non comincia il weekend e non comincia nemmeno l’attivita’ professionale in studio. Chi vuole fare il professionista restasse al suo studio". "Chi ha incarichi importanti – sottolinea Alfano – dovrebbe cominciare a scrivere su internet, in modo che tutti lo sappiano, qual e’ il suo programma per il prossimo fine settimana". Gli esponenti del PdL, quindi, "dovrebbero essere più presenti sul web", per comunicare in maniera diretta con la base, "per informare sul loro programma sul territorio".

Legge elettorale: stop ai nominati? "Si’. Ma c’e’ un pezzo di sinistra che lo dice, ma ha un retropensiero: vogliono levare ai cittadini il diritto di indicare il premier e tornare ai giochini di palazzo come una volta". Invece va difesa "la piu’ grande innovazione e conquista introdotta da Berlusconi, che e’ stata quella, rispetto alla prima Repubblica, che si e’ sempre saputo dal 1994 per chi si andava a votare. Altrimenti rimaniamo fregati". Per Alfano la legge elettorale deve dirci "chi fara’ il premier, altrimenti la democrazia diventa opaca".

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