Pd, referendum su presidenzialismo. PdL dice no, è stallo

Il nuovo appello di Giorgio Napolitano affinche’ ci sia ‘la coerenza e la determinazione necessaria’ perche’ le riforme procedano senza intoppo, al momento resta inascoltato. Al Senato, nonostante la discussione sulla riforma costituzionale sia solo all’inizio, e’ gia’ stallo. Dopo la presentazione degli emendamenti sul semipresidenzialismo da parte del Pdl, oggi e’ il Pd a rilanciare proponendo ai colleghi di accantonare gli emendamenti per lavorare insieme all’approvazione di una legge costituzionale per tenere nel 2013, in contemporanea con le elezioni politiche, un referendum propositivo di una nuova forma di governo. Proposta pero’ rispedita al mittente dai diretti interessati, convinti che l’obiettivo dei Democratici sia solo quello di perdere tempo.

Ad annunciare la controproposta ci pensa Anna Finocchiaro: ‘Se ci deve essere una rinascita, ci sia col massimo dell’investimento possibile’, e’ l’opinione del capogruppo del Pd pronta a chiedere, nel caso in cui invece venissero approvate le modifiche del Pdl, che il testo torni in commissione: ‘Non si possono approvare degli emendamenti che cambiano lo spirito ed il merito di un testo’ e frutto di un’intesa dai partiti.

L’annuncio della Finocchiaro non desta particolare sorpresa nelle file del Pdl, anzi, viene letto come la dimostrazione che i margini di trattativa proseguiti fino a questa mattina con una riunione tra esponenti Pd e pidiellini non hanno dato gli esiti sperati. A bocciare ufficialmente la richiesta dei Democratici e’ Gaetano Quagliariello, vice capogruppo del Pdl che insiste sulla necessita’ di ‘andare avanti’ con gli emendamenti rivolgendo un appello a tutto il Parlamento ‘affinche’ abbia coraggio perche’ i tempi per l’approvazione ci sono’. La situazione pero’ e’ tutt’altro che tranquilla tra le file del Pdl dove la ‘contromossa’ del Pd in realta’ troverebbe orecchie pronte all’ascolto. Un rischio che gli ex An non sono disposti a correre tant’e’ che a mettere le cose in chiaro e’ Ignazio La Russa. Prima ancora che il capogruppo del Pd ufficializzasse le ‘mosse’ del partito il coordinatore del Pdl lancia un avvertimento ai suoi: ‘Io, come altri, non staremo in un partito dove c’e’ gente che vota contro il semi-presidenzialismo’.

Le parole della Finocchiaro pero’ scatenano i mal di pancia anche dentro lo stesso Pd. A prendere le distante e’ Rosy Bindi: Non ricordo che la direzione di venerdi’ scorso abbia preso in considerazione la proposta di Violante di un referendum d’indirizzo sulla forma di governo’, e’ la replica della vice presidente della Camera. Di tutt’altro tenore sono invece le parole di Stefano Ceccanti che nel corso dell’assembla del Pd al Senato ha sottolineato insieme con un gruppo di senatori, tra cui Morando e Tonini, come una riforma semipresidenzialista con abbinata al doppio turno di collegio e a una legge incisiva sul conflitto di interessi del Presidente eletto non potesse essere respinta come soluzione irragionevole. Ceccanti mette in chiaro che rispettera’ la ‘volonta” della maggioranza del gruppo riservandosi pero’ di decidere cosa fare in seguito al voto dell’Aula.

Le sorti del semipresidenzialismo, conti alla mano, sembrano tutte nelle mani della Lega Nord. I voti del Carroccio infatti, sommati a quelli di Pdl, Fli e Coesione Nazionale sono decisivi. I lumbard non si sbilanciano anche se con il capogruppo Federico Bricolo fanno sapere di essere ‘aperti’ al confronto se la contropartita e’ l’approvazione delle loro proposte sul senato federale ed il taglio dei parlamentari.

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