Pd, Primarie centrosinistra a Genova: vince il candidato di Vendola. Bersani: ‘Ora lavorare insieme’

(D'ALIESIO)- ROMA 20/01/2012 ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO NELLA FOTO IL SEGRETARIO PIERLUIGI BERSANI FOTO: D'ALIESIO/ {TM News - Infophoto} Citazione obbligatoria {TM News - Infophoto}

Le primarie del centrosinistra a Genova hanno premiato il candidato indipentente sostenuto dal Sel di Nichi Vendola, Marco Doria. Un professore universitario che con il suo pieno di voti – 46% – ha messo ko due politiche del Pd, il sindaco uscente Marta Vincenzi e la senatrice Roberta Pinotti.

Genova come Milano, quindi, dove ha vinto il candidato arancione Pisapia? “E’ di buon augurio”, risponde Bersani: “Allora dissi a Milano si vince, ora dico a Genova si vince”. Sarà. In ogni caso il Pd resta fuori ancora una volta e tocca con mano un’altra pesante sconfitta.

Ma c’è un altro dato che deve fare riflettere, ovvero il calo dei votanti alle primarie del centrosinistra: da 35mila a 25mila. Ma Bersani non si dispera: “Con 4 gradi sotto zero sono andate a votare 25mila persone, non sono poche”.

Eppure Bersani, che cerca di fare buon viso a cattivo gioco, sta già pensando ad una revisione dello statuto del Pd, in modo tale che si possa scegliere un candidato del partito in caso di primarie di coalizione: “Sarebbe cosa buona e logica che il Pd selezionasse la sua candidatura per vie interne".

Ma ormai è tardi per cambiare le regole del gioco. A Genova si dovrà sostenere il vincitore: “Accettiamo con serenità l’esito delle primarie a Genova. Ora mettiamoci a lavorare ventre a terra per vincere con Doria”.

I vertici Pd genovesi però non l’hanno presa così bene, tant’è che si sono dimessi in massa: “Sono gesti che aiutano la discussione, aiutano a fare il punto per poi ripartire. Adesso vediamo – commenta il leader del Pd -, ci sarà il chiarimento necessario”.

Bersani poi parla di governo nazionale con i giornalisti di Montecitorio: spiega che il suo partito ha deciso di sostenere Mario Monti “perche’ in scienza e coscienza capivamo che eravamo sull’orlo del baratro. Noi, però non siamo la Grecia perché abbiamo risorse e capacità economiche diverse”. Con l’attuale esecutivo ci siamo allontanati dal precipizio, “ma non abbiamo risolto i problemi. Siamo davanti a una recessione seria e non possiamo pensare che i problemi siano alle spalle”. Adesso, sottolinea, “dobbiamo dedicarci a dare un po’ di più stimolo alla nostra crescita".

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