Pd nel Mondo, 30% di 300 euro ai consolati è un risultato per la comunità

“Rivendichiamolo insieme. Non è una scelta estemporanea, una idea nata in queste settimane, ma è l’approdo di un percorso politico lungo e difficile”

“Ieri è stato approvato l’emendamento dei parlamentari del PD eletti all’estero che destina il 30% delle percezioni consolari per le richieste di cittadinanza agli stessi consolati che le hanno incassate, con l’obbligo di utilizzare queste risorse per assumere impiegati a contratto che dovranno lavorare a smaltire le file, accelerare i tempi per il rilascio della cittadinanza e migliorare i servizi consolari in generale, con il non irrilevante dettaglio che si creeranno anche nuovi posti di lavoro per gli italiani all’estero e loro discendenti. Non è una scelta estemporanea, una idea nata in queste settimane, ma è l’approdo di un percorso politico lungo e difficile, iniziato nel momento in cui è stato introdotta la percezione dei 300 euro”. E’ quanto si legge in una nota del Pd nel Mondo.

“Allora, l’emendamento in Legge di Stabilità che l’introduceva era composto da due parti, la prima introduceva la percezione e la seconda la destinava almeno in parte ai consolati. Poi – erano i tempi dei fortissimi tagli alla spesa pubblica e alla rete consolare – venne riformulato e fu eliminata la seconda parte, quella che destinava parte dei 300 euro ai consolati. L’esigenza era quella di incamerare risorse per abbattere il debito pubblico e per evitare altre chiusure di sedi consolari. Cosa che in realtà funzionò, perché le entrate provenienti dalle percezioni si sostituirono ai mancati tagli e alle chiusure”.

“Ma noi continuammo la nostra battaglia, per ottenere, com’era nello spirito iniziale, che almeno una parte delle percezioni venisse destinata a migliorare i servizi. Lo abbiamo fatto nelle sedi ufficiali del Partito Democratico, dalle assemblee dei circoli ai convegni pubblici alle riunioni col responsabile estero del PD e sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo Enzo Amendola. Lo abbiamo fatto andando tra i cittadini italiani all’estero, lanciano a febbraio scorso l’idea della petizione popolare condivisa con i consiglieri CGIE, rappresentanti dei Comites e del mondo associativo. Una petizione che raccolse in pochi mesi migliaia di firme. Quella stessa petizione è stata consegnata al presidente Renzi, al ministro Gentiloni, al sottosegretario Amendola. Ed è stato fatto secondo i tempi che la politica e l’agenda parlamentare detta. E secondo l’agenda parlamentare il primo provvedimento utile nel quale inserire l’emendamento era la manovra finanziaria in discussione in questi giorni.

Ecco, quindi, come una battaglia politica seria, che passi attraverso la richiesta concreta di un provvedimento realizzabile secondo le possibilità reali di alcuni e non le velleità illusorie di altri, fatto di mobilitazione ampia, discussione politica seria, proposta concreta realizzabile, diventa legge  e porta un contributo positivo ai cittadini e ai servizi consolari.
Oggi, però, c’è chi parla ironicamente di “immagine adamantina della limpidezza intellettuale di chi ha gestito e cogestito questa operazione” (e io sono certamente tra questi) e di una sorta di “contratto in franchising”, meravigliandosi della tempistica dell’approvazione, che sarebbe viziata dal fatto che siamo sotto referendum. Mi riferisco a cari amici e persone che stimo molto, come Rodolfo Ricci, e che hanno firmato la petizione conoscendo bene le difficoltà di questa battaglia e i canali attraverso i quali condurla in porto. A Rodolfo dico, con la stima sincera e il rispetto di sempre per le sue posizioni: stai sbagliando a vedere ciò che non c’è. E stavi, invece, nel giusto quando firmavi la petizione che esattamente a questo risultato mirava, proprio nei tempi che conoscevamo, legati alla manovra finanziaria e non al referendum. Viepiù che quando abbiamo lanciato la petizione si pensava che il referendum sarebbe stato a ottobre. Quindi, vanno bene le opinioni diverse, ma ti chiedo di non offendere il lavoro e la sincerità dell’impegno e del risultato di chi ha “gestito e cogestito questa operazione”, rispettandoli esattamente come io rispetto le tue opinioni diverse, su referendum e sul Governo. E ti invito, anzi, a rivendicare con noi un risultato che anche tu hai contribuito a raggiungere, lasciando al MAIE certe posizioni”.

Ed ecco l’attacco al MAIE da parte del Partito Democratico: “Nel MAIE c’è chi spiega demagogicamente che non il 30% delle percezioni si deve destinare ai consolati, ma il 100%. Lo scrive uno dei coordinatori locali di quel partito, Filosa, sostenendo persino che, dall’alto dei suoi tre parlamentari su quasi 950, il MAIE “detta l’agenda politica quando si parla di emigrati”. E lo sostiene senza temere l’ilarità di chi (la quasi totalità del parlamento e del Governo), quando si parla del MAIE, pensa ci si stia riferendo al MAE (Ministero Affari Esteri).

Ma davvero qualcuno può pensare – senza ridere – che il Governo (il Governo di Renzi, noto al mondo per farsi dettare l’agenda da chiunque passi nei pressi di Palazzo Chigi…) e il Parlamento si facciano dettare l’agenda da chi su circa 950 parlamentari ne ha tre (nemmeno sempre d’accordo tra loro), quasi mai presenti in Parlamento e che, da quando sono stati eletti, sono stati sempre irrilevanti numericamente e politicamente?

La politica, lo dico agli amici del MAIE, è cosa complessa, complicata, difficile. È difficile per parlamentari noti, autorevoli, forti e sempre presenti in Parlamento e persino del Partito di Governo, i quali non riescono a far passare propri provvedimenti, figuriamoci per chi in Parlamento sta in un sottogruppo del gruppo misto. I tempi e le condizioni del Paese richiederebbero maggiore serietà e senso della misura.

Certe affermazioni diffuse in libertà su internet, invece, mi fanno pensare allo Speakers’ Corner, quello spazio dell’Hyde Park di Londra da dove è vero che hanno parlato da Marx a Orwell, ma da dove nella maggior parte dei casi parla chiunque, magari davanti a pochi turisti di passaggio incuriositi e divertiti che fanno le foto senza nemmeno capire di cosa si stia parlando. Poi, magari, capita che il Parlamento inglese prenda qualche provvedimento che pure il solitario oratore avrà sostenuto qualche volta e il solitario oratore penserà di aver dettato l’agenda al premier e al parlamento inglese.

Così lui continuerà ad andare a parlare allo Speakers’ Corner spiegando di come detta l’agenda al Parlamento inglese, i turisti lo ascolteranno facendo foto e sorridendo divertiti e il Parlamento continuerà a legiferare ignorando i discorsi dell’oratore solitario. Adelante!”.