Pd, Le 10 domande di Libero a Bersani

Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro rivolge oggi 10 domande al segretario nazionale del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. Belpietro, nel suo editoriale pubblicato oggi su Libero, scrive: "Bisogna dare atto a Pierluigi Bersani che da quando è scoppiata la cosiddetta questione morale del Pd, la sua linea non è stata quella del silenzio. O meglio: di fronte alle accuse a carico di Tedesco, Pronzato e Penati, sulle prime il segretario è stato muto come un pesce, ma visto il clamore alla fine ha scelto di parlare. Una lunga lettera al Corriere della Sera, un’altra a il Fatto quotidiano, infine una conferenza stampa per annunciare addirittura una class action contro quella da lui definita una macchina del fango, cioè noi. Riconosciamo che il capo del partito democratico non è stato a perder tempo o, per usare il linguaggio colorito che lo ha reso popolare, a smacchiare i leopardi". Già, perchè Bersani sulla vicenda che riguarda la questione morale tutta interna al Pd è partito tardi: avrebbe dovuto farsi sentire prima. E a questo punto, sarebbe stato davvero meglio il silenzio. Tuttavia, spiega il direttore del quotidiano schierato con il centrodestra, "pur non essendo stato zitto, il leader del maggior partito d’opposizione sulle questioni sollevate dalle inchieste della magistratura in realtà non ha detto quasi niente. Di certo non è entrato nel merito della faccenda che riguarda uno dei suoi uomini di fiducia, quel Filippo Penati che fino a meno di un anno fa era il capo della sua segreteria, dopo essere stato il coordinatore nazionale della mozione che lo portò al vertice del Pd".

E allora eccole le 10 domande che Libero rivolge al Pd:

1 – Innanzitutto gradiremmo sapere, a distanza di quasi  sei anni, come giudica quell’operazione. È convinto che sia stata una buona scelta usare i soldi della provincia di Milano per comprare le azioni di Gavio? Non sarebbe stato meglio, ed economicamente più conveniente, acquistare quelle detenute dal  comune di Milano, che pure erano in vendita?
2 – Come è noto Gavio aveva comprato meno di due anni prima quelle stesse azioni a 2,9 euro. Penati le comprò, indebitando la provincia, a quasi 9. Lei che è stato ministro delle Attività produttive e si picca di capirne di economia, a distanza di anni il prezzo pagato dal suo ex capo della segreteria politica come lo giudica? Equo?
3 – È mai stato a conoscenza che Banca Intesa aveva fissato il  valore di quelle azioni a un massimo di 5 euro?
4 – Prima della decisione della provincia di comprare il 15 per cento della Serravalle lei ne discusse mai con Penati? Partecipò a incontri con l’ex presidente della provincia e un consulente a lui vicino?
5 – Nel corso degli anni, le è mai venuta la curiosità di chiedere a quello che poi sarebbe diventato il coordinatore della mozione che le fece vincere il congresso del Pd perché avesse cambiato idea su Gavio? Cioè perché dopo aver dichiarato che l’imprenditore era un «ostacolo alla legalità in Serravalle» (Corriere della Sera  di ieri) decise di comprare le azioni a 8,973 euro?
6 –  Quando lei decise di nominare Penati coordinatore della mozione congressuale, ci fu qualcuno che la sconsigliò?
7 – Quando Penati si dimise da capo della sua segreteria a causa della sconfitta di Stefano Boeri alle primarie di Milano, non le parve strana quella decisione, dato che Penati non aveva una diretta responsabilità nella scelta di Boeri e non aveva alcun ruolo ufficiale nella scelta dell’architetto come candidato del Pd? Perché dimettersi se nessuno quelle dimissioni le aveva richieste?
8 – Le risulta che Bruno Binasco, ossia il braccio destro di Marcellino Gavio oltre che l’uomo accusato di aver pagato 2 milioni all’intermediario di Penati,  abbia finanziato in passato i Ds con contributi in chiaro? O che lo abbia fatto lo stesso  Gavio?
9 – Le risulta che Binasco, Gavio o società a loro riconducibili abbiano  dato contributi in chiaro a fondazioni vicine a esponenti dei Ds prima e del Pd poi?
10 – Tralasciando eventuali aspetti penali, che non è detto esistano e sui quali comunque tocca alla magistratura esprimersi, non le pare che ci sia un conflitto di interessi tra il partito, i suoi finanziatori e gli amministratori, che da Gavio e soci comprarono le azioni?

Che farà Bersani questa volta, risponderà? Noi ne dubitiamo, e voi?

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