Pd, Emiliano: “E’ Renzi che vuole la scissione”

"Sono addolorato, perché speravo che Renzi riuscisse a riunirci tutti. Invece la sua gestione ci ha portato a rovinose sconfitte politiche"

Michele Emiliano, governatore Pd della Puglia, in una intervista a Libero parla di Partito Democratico: “Renzi in questo momento è come un autista che ha sbattuto contro un muro a 300 all’ora e anziché domandarsi cos’è successo, chiede le chiavi di un’altra macchina”.

“Siamo un po’ tutti responsabili. Se ognuno avesse usato i propri spazi di democrazia sarebbe stato possibile fermarlo prima dello schianto. Invece, per un lunghissimo periodo, abbiamo lasciato spazio a un processo finito male nel timore che disturbare il manovratore avrebbe soffocato ogni anelito di cambiamento. Ma questo attiene al passato. L’analisi dell’oggi è che, pur di tomare al volante, Matteo si accontenta di passare dalla Mercedes che ha distrutto a un’utilitaria”, “se non apre il congresso significa che in fondo la scissione del Pd la vuole lui, per non mettersi d’accordo con nessuno. E che preferisce un partito tascabile ma completamente assoggettato a lui piuttosto che, come invece auspico io, un grande contenitore che vada dai centristi alla sinistra radicale con un progetto di governo che stia dalla parte dei più deboli. E attenzione, oggi i più deboli possono essere perfino gli imprenditori, basta che cambi una legge europea o muti un equilibrio internazionale e anche una grande azienda può saltare in poche settimane”.

“Sono addolorato, perché speravo che riuscisse a riunirci tutti. Invece la sua gestione ci ha portato a rovinose sconfitte politiche”, “uno degli errori di Renzi è stato far coincidere il Pd con il partito dei potenti e dell’establishment. D’altra parte la sua aspirazione era entrare in relazione con questi mondi. A Scampia c’è andato solo da ex premier: la gente non ci casca”.

“Le primarie senza congresso sono una gazebata, se Renzi le farà, cosa che non credo, non solo non mi candiderò ma mi comporterò come se non esistessero. Con questo sistema elettorale, che non consente neppure l’indicazione del candidato premier, il congresso è indispensabile, perché prevede, oltre all’elezione del segretario anche quella dell’assemblea, che è l’organismo attraverso il quale si stabiliscono i rapporti tra maggioranza e minoranza. E poi solo le primarie non sono neppure previste dallo statuto del Pd, sarebbero un’invenzione renziana per dare l’impressione di una specie di congresso che invece non c’è. Le primarie sono la parte finale del congresso che, secondo lo Statuto, dura dai 4 ai 6 mesi”.