Pasqua, venerdì Santo a base di pesce: alici, seppie, cozze

Più di 4 italiani su 10 il venerdì Santo porteranno in tavola pesce per rispettare una tradizione culturale e religiosa profondamente radicata nella popolazione. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ sui consumi degli italiani a Pasqua. Coldiretti Impresapesca stima per il solo venerdi’ un consumo complessivo di circa 15 milioni di chili di pesce e una spesa di 140 milioni di euro. "Il 34 per cento degli italiani si orienta su pesce dei mari nazionali mentre il 6 per cento e’ indifferente alla provenienza e appena il 2 per cento ricerca prodotti ittici provenienti dall’estero come il salmone, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.

Ad essere preferito in questa occasione – precisa la Coldiretti – e’ soprattutto il pesce azzurro, dalle alici alle sardine fino agli sgombri venduti a prezzi contenuti secondo i criteri di sobrieta’ richiesti dalla ricorrenza, senza tuttavia rinunciare al gusto e alla salute per l’elevato contenuto di grassi insaturi e in particolare del tipo omega tre.

La "legge" dell’astinenza dalle carni non proibisce, infatti, di consumare pesce, uova e latticini, ma mette al bando cibi e bevande particolarmente ricercati o costosi.

I menu’ del venerdi’ Santo saranno quelli tipici delle tradizioni locali cucinati secondo ricette semplici nel rispetto della giornata di riflessione come la pasta con le sarde in Sicilia, le tradizionali zuppe di pesce che assumono nomi differenti a seconda delle regioni e che nel nord Adriatico si consumano assieme alla polenta, fino alle ricette tipiche regionali come le alici scottadito con o senza pan grattato, o le sarde in saor con cipolla (tipica ricetta veneta), le seppie con i piselli, fagioli e cozze (ricetta pugliese), vongole e ceci (ricetta marchigiana), la minestra di pesce con gallinelle e ghiozzi, le uova sode col tonno o gli spaghetti al ragu’ di mare".

Per effettuare acquisti di qualita’ al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti e’, laddove possibile, di acquistare direttamente dal pescatore o, se da un’attivita’ commerciale, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere, dal mese di dicembre 2014, l’area di pesca (Gsa). 

NESSUN COMMENTO

Comments